«Devono convincermi che la loro idea sia migliore perché io possa dire sì al filobus, e finora questa cosa qui non è successa. Piuttosto, i politici vogliono imporre questa scelta alla città rinunciando al loro ruolo di rappresentanti del popolo: perché il popolo questo filobus così concepito sulla strada parco proprio non lo vuole». E' sfiduciato dalla politica il signor Cesare Moscianese, e come lui la pensano in tanti sulla strada parco affollata di famigliole in bicicletta o a piedi nell'assolata domenica mattina.
Sotto il sole l'ex tracciato ferroviario rivela le sue potenzialità di splendida "oasi naturale" che giustificano la battaglia dei residenti: che, va da sé, non rappresentano l'intera città ma considerano la strada parco un patrimonio di tutta Pescara e non solo del proprio quartiere.
Al Bar del Parco tanta gente a gustare caffè e cornetti ai tavolini all'aperto. Pochi tra loro erano alla catena umana di sabato, ma la sostanza non cambia e le risposte neppure: «Il filobus non ha senso» dicono. «Sono contrario, contrarissimo - dice il dottor Amoroso in bici col bambino -. Vuole una previsione? Il Filò non lo prenderà nessuno». «Così com'è, su un percorso di soli cinque chilometri, servirà poca gente» dice anche Antonio. «Il nostro timore è che finisca come la fontana di piazza Salotto e cioè che resti tutto bloccato, e noi intanto ci avremo rimesso la strada parco» dicono Elsa, Carlo e Anna, seduti su una panchina. «Un sacrificio inutile se non ci sono garanzie di completare il percorso da Silvi a Francavilla in poco tempo: e siccome per avviare i primi cinque chilometri sono passati vent'anni....». Gianni rincara la dose: «Io mi sposto in bici, il filobus funzionerebbe se inserito in un piano con parcheggi di scambio e corsie preferenziali efficaci, ma così non è. Difendere il Filò per pochi chilometri non convince ed è troppo costoso, meglio lasciare la strada parco ai bambini che giocano e alle mamme che li sorvegliano senza timore che vengano investiti da un'auto...». Risposte decise ma senza chiusure nette, anzi, c'è disponibilità al confronto. Il signor Giuseppe concede uno spiraglio: «I finanziamenti sono arrivati per il filobus, io sono per il rispetto della legge e dico che l'opera va realizzata: serve il coraggio di osare per elevare Pescara a rango di città moderna, europea e buttarla in politica è il male peggiore». Lo stesso Giuseppe pone però paletti e distinguo: nel 2010 il filobus dovrebbe e potrebbe essere senza fili, cioè meno impattante; e magari si può discutere del sabato o della domenica senza corse del Filò per lasciare spazio a chi qui viene a passeggiare. «Anche la strada parco, così com'è, proietta Pescara in Europa - dice Gianni - ed è un patrimonio che vale assai più di una filovia di soli cinque chilometri che non risolve il problema del traffico». Sabato e domenica senza filobus, no a pali e fili: basterebbe garantire questo per convincere - forse - il popolo della strada parco a sedersi per discutere di un mezzo di trasporto ibrido o elettrico: ipotesi di fronte alle quali anche i più agguerriti del "fronte del no" si mostrano disposti al dialogo.
Antonio è uno dei pochi favorevoli al Filò e vive al confine con Montesilvano: «Un mezzo pubblico che in pochi minuti mi porta in centro a Pescara è prezioso e accresce il valore delle abitazioni lungo il percorso. L'importante è però assicurare il completamento del progetto in tempi rapidi, altrimenti fermarsi in via Muzii non risolve». Maurizio Acerbo (Prc) sollecita la Gtm a una sospensione dei lavori, «anche perché risultano già esposti della Balfour Beatty contro ignoti», leggi contro persone che al presidio ostacolano il cantiere. «Evitiamo che una società estera intraprenda azioni legali contro i pescaresi e riapriamo il confronto - conclude Acerbo - altrimenti le responsabilità politiche e morali ricadranno sul sindaco Mascia, su Fiorilli e su Masci che hanno scelto l'arma dell'intimidazione per piegare la protesta dei cittadini».