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Pescara, 18/04/2026
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Data: 04/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: «Ricostruzione in Abruzzo, nessun caso di corruzione» Intanto è stato arrestato un imprenditore romano

Dalla festa del Pdl a Milano, Silvio Berlusconi, ha voluto dire la sua sui casi di corruzione all'Aquila nel campo della ricostruzione: «Nessun fatto eclatante, tutte fandonie». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha negato che in Abruzzo siano in corso delle cause per casi di corruzione verificatisi nelle operazioni di sostegno messe in atto all'indomani del sisma dell'aprile 2009. «Si sono inventati la corruzione - ha detto il premier - ma in quegli appalti non c'è nessuna causa che sta in piedi. Ci sono stati 3 mila appalti realizzati da liberi professionisti che hanno messo a disposizione il loro lavoro a titolo gratuito e nessuna impresa ha presentato una causa». Sempre dal palco milanese il premier ha esaltato il lavoro del Governo in Abruzzo, ma il capogruppo dell'Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario ha commentato: «Quanto ai presunti successi del suo governo - dice - se il presidente del Consiglio è stato così bravo come dice, come mai ogni giorno c'è qualcuno che scende in piazza per protestare? E non sono i soliti "comunisti cattivi", sono i terremotati d'Abruzzo stanchi di essere presi in giro».
Intanto, stufo di pagare mazzette ha vuotato il sacco e ha fatto partire l'inchiesta che ha portato all'arresto di un imprenditore romano che era riuscito a inserirsi nei lavori della ricostruzione post-terremoto. Secondo le Fiamme Gialle alcune ditte aquilane erano costrette a pagare per lavorare e per entrare nel delicato meccanismo degli appalti. L'ultima mazzetta, dopo le altre per un ammontare di 40 mila euro, era già pronta, ma in agguato c'erano i militari della Guardia di Finanza che erano stati allertati da un imprenditore aquilano. E allora il fantomatico imprenditore capitolino è stato arrestato in flagranza di reato con addosso ancora la bustarella con all'interno la somma di denaro.
L'inchiesta ha avuto inizio diversi mesi fa, ma è emersa solo nei giorni scorsi quando sul caso c'è stata un'accelerata da parte della Procura della Repubblica dell'Aquila che ha deciso di trasferirla a Roma, luogo in cui non solo si trova la sede legale della ditta incriminata e sulla quale nei giorni scorsi sono iniziati una serie di accertamenti tributari, ma anche perché è nella Capitale che l'imprenditore romano avrebbe intascato le altre quattro mazzette di denaro per una serie di lavori che ha fatto ottenere a ditte aquilane nel settore dell'edilizia e delle pulizie.
In sostanza l'uomo dietro pagamento di denaro riusciva a far ottenere a piccole imprese locali appalti di vario genere. Non solo. All'imprenditore è stata contestata anche la circostanza di avere ottenuto altro denaro non dovuto sempre dalle stesse ditte quando queste ultime trovandosi nella difficoltà di ottenere dai vari enti per i quali avevano lavorato le relative spettanze (indispensabili per la loro sopravvivenza e soprattutto per il pagamento degli stipendi) erano costrette a chiedere l'intervento dell'imprenditore e far sì che lo stesso riuscisse a fare intercedere presso gli enti per ottenere il pagamento.
Ma qualcosa in quella "filiera del malaffare" si è rotto e così l'imprenditore aquilano, dopo aver preso coraggio, ha deciso di raccontare tutto alla Guardia di Finanza che non ha perso tempo. Con il collaudato sistema del pedinamento, del controllo delle utenze telefoniche e del filmato gli investigatori hanno arrestato l'imprenditore nei pressi del casello dell'A24. Quando le Fiamme gialle lo hanno fermato, l'uomo aveva ancora i soldi dentro la giacca.

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