Pescara. Confronto in Comune tra cittadini e azienda. Il prefetto tenterà l'ultima mediazione
Doveva essere il giorno delle grandi risposte. Ma così non è stato e i dubbi su Filò rimangono gli stessi. Eppure, adesso non lo si può più negare, i cittadini anti-filovia sono tanti, troppi per continuare ad eludere domande. Non sono più identificabili come quelli che vogliono difendere il giardinetto sotto casa, né come "i soliti ecologisti", e, soprattutto, non sono più riconducibili ad uno schieramento politico. Lo hanno dimostrato domenica mattina, quando come un fiume si sono riversati in migliaia sulla Strada parco, e lo hanno riconfermato ieri, durante l'incontro nella sala consigliare di palazzo di città con il presidente della Gtm, Michele Russo. Giovani, meno giovani, chi in giacca e cravatta e chi con un jeans strappato. Qualcuno con il passeggino al seguito e altri con la 24ore, qualcuno arrivato in bici altri in auto. Diversi, ma comunque tanti e convinti che «pensata così, questa filovia non s'ha da fare». Il loro unico interlocutore, Michele Russo, l'ultimo in ordine di tempo a prendere il mano il cerino. Il presidente della Gtm, contro il quale è stato esposto un manifesto con scritto «Ricorda che il tuo stipendio lo pagano i cittadini», ha cercato comunque di disimpegnarsi, ma di risposte esaustive ne ha date davvero poche. Fra i tanti quesiti, i nodi fondamentali che Russo ha cercato di sciogliere sono stati due: la possibilità di sospendere i lavori e la valutazione di impatto ambientale. Sul primo punto Russo ha chiaramente ribadito che «si va avanti: la possibilità di sospendere i lavori senza oneri per la Gtm, come previsto dal contratto, è un'eventualità attribuibile a cause di forza maggiore, non ad un gruppo di cittadini, più o meno numerosi, che protestano». Per quanto riguarda la Via, invece, è stato l'ingegner Fabiani a rispondere: «Non ce n'è bisogno, la filovia non fu ritenuta assoggettabile ad impatto ambientale». Affermazione, quest'ultima, che ha scatenato cittadini, associazioni e coordinamento perché, hanno spiegato De Sanctis (Wwf) e Sorgentone (associazione Strada parco), la Via è necessaria e, senza, non si può produrre un parere legale, più volte invocato da Russo, in grado di bloccare i lavori. E poi, ancora, si è tornati sulla questione dei tralicci, «si possono evitare?»; dei costi, «realizzare la stessa opera a Bari è costato circa un sesto, com'è possibile?», della manutenzione e del tracciato, «sarà l'ennesima eterna incompiuta?».
Ma anche sotto questo fronte niente di nuovo, perché Russo, in più occasioni, si è limitato a rispondere che «la valutazione dei costi e le contestazioni andavano fatte nelle sedi deputate e in altri tempi». Ma il presidente della Gtm si è anche dichiarato disposto a continuare il dialogo: «Se ci sono proposte valide ed attuabili per legge sono pronto ad ascoltarle». Diversa, invece, la posizione del vicesindaco Fiorilli, arrivato solo a fine incontro: «Vi prenderemmo in giro se dicessimo che il tragitto della filovia si può spostare: ciò che è stato prodotto in termini amministrativi è irreversibile». Eppure Maurizio Acerbo, Prc, convinto che serva un referendum, ha assicurato che nelle prossime ore chiederà comunque una seduta straordinaria del consiglio regionale. E Carlo Costantini, IdV, leader dell'opposizione in Regione, ha detto che un'altra strada è possibile. «Bisogna studiare la possibilità di esercitare il diritto al recesso del contratto d'appalto, valutando rischi e conseguenze economiche». Sul caso è stato interpellato anche il prefetto Vincenzo D'Antuono, che in tarda mattinata ha incontrato i rappresentanti del coordinamento, accompagnati da alcuni esponenti politici, Acerbo, Di Pietrantonio e Del Vecchio, fra tutti. «Abbiamo prospettato la situazione, e il prefetto lui si è dimostrato sensibile e attento - hanno raccontato -. Gli abbiamo ricordato che il comitato ha raccolto 1300 firme autenticate per una delibera di iniziativa popolare e che il 14 giugno scorso il consiglio aveva sospeso i lavori e annunciato un tavolo tecnico (convocato per domani alle 15 e 30). Ha assicurato che farà il possibile per ridurre le tensioni, magari incontrando Russo e verificando la possibilità di temporeggiare». Ma sicuramente, durante l'incontro, si sarà parlato anche delle denunce scattate, almeno così sembra, contro ignoti ad opera della ditta subappaltatrice, la Orofino di Ortona, che, per motivare Balfour Beatty i giorni di lavoro perso, avrebbe dovuto procedere legalmente contro i manifestanti.