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Pescara, 18/04/2026
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Data: 05/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Matteoli in Abruzzo - Il ministro «Venturoni non si dimette, stop all'uso politico della giustizia» Chiodi: «L'assessore sa quel che ha fatto, è certo di avere la coscienza a posto»

PESCARA - Fiducia nella magistratura, naturalmente. Lo dice subito il ministro Altero Matteoli come lo aveva detto Gianni Chiodi una settimana fa. Sì certo fiducia, ma è un artificio retorico e serve per piazzare il colpo, bene assestato un attimo dopo: «Non è possibile pensare che qualche magistrato che fa uso politico della sua funzione possa inficiare l'azione della magistratura», non si può generalizzare ma il messaggio è diretto alla procura di Pescara, quella che sta facendo ballare la rumba al Pdl e alla giunta regionale così come aveva fatto due anni fa con Del Turco & c. «Non si può pensare», ripete Matteoli e quindi Venturoni non si dimette, non occorre. «Non conosco ciò che ha fatto, è il presidente della giunta che può fare una valutazione più attenta, io non ho letto le carte, ma se si parte dal presupposto che anche senza una condanna siamo già colpevoli, allora è la fine. Dobbiamo rispettare la Costituzione», conclude Matteoli. Ora sì, per questo dobbiamo rispettarla.
E' la conferenza stampa che precede l'incontro con i presidenti delle Camere di Commercio, il ministro arriva puntuale a Pescara e ad accoglierlo all'auditorium Petruzzi c'è tutto il mondo pidiellino, quello di Roma e quello di qua, persino Chiodi che al mattino stava male, all'appello mancano solo i futuristi. Questa è la loro prima vistosa e indicativa assenza, oggi si forma il gruppo alla Regione e i boatos dicono che saranno almeno cinque, e quindi tanti. E in fondo è proprio per contrastare l'onda-Fli che Matteoli sta girando l'Italia, per preparare le elezioni ormai nell'aria, per tamponare l'effetto Fini e l'incontro era stato già deciso molto tempo fa, molto tempo prima delle inchieste, anche se adesso qui in Abruzzo prende due piccioni insieme. «Se le dimissioni servono per dare la testa dell'assessore in pasto a qualcuno, allora è meglio di no», aggiunge Matteoli, «e qualcuno le ha date anche senza avviso di garanzia, Scajola docet». Ma è il primo caso in Italia, un assessore agli arresti domiciliari non si dimette e Chiodi non gli ritira la delega, Prosperini in Lombardia l'ha fatto ma qui pare che non importi a nessuno, resistere è la parola d'ordine, una sfida alla procura. L'opportunità è un conto, e Chiodi sostiene che non è opportuno, «fa bene Venturoni a non dimettersi, vuol dire che sa quel che ha fatto ed è sicuro di avere la coscienza a posto», ma il lavoro dell'assessore alla Sanità nella regione commissariata chi lo fa? «La giunta è un organo collegiale - liquida Matteoli - non credo che ci siano difficoltà di questo tipo. Siamo stati cinque mesi senza il ministro allo Sviluppo Economico, e con l'interim abbiamo sopperito bene». Ma è il fronte procura che sta a cuore a Chiodi, prende la parola lui il governatore per dire che «i fatti sono tutti da accertare e anzi, ci sono alcune circostanze che stanno facendo emergere una realtà difforme rispetto alla prima fase». Esempi: «La confusione tra lire e euro, il terreno del conferimento pagato a una somma inferiore, il versamento sui conti correnti. In ogni caso i magistrati dovranno dimostrare di avere a cuore la stabilità del governo velocizzando gli accertamenti». Concetto che ribadisce anche Matteoli: «In presenza di un uomo politico le indagini andrebbero accelerate».
Un merito, se così si può chiamare, l'inchiesta sui rifiuti però l'ha avuto: ha ricompattato il Pdl abruzzese dal quale fino a due mesi fa si levavano critiche anche durissime al presidente Chiodi. Matteoli è seduto al centro, tra Chiodi e Gianfranco Giuliante, il suo uomo in Abruzzo, uno che al presidente non le mandava a dire fino a due mesi fa. Il ministro lo riconosce: «Sono contento che la situazione si sia ricompattata e che il Pdl sia tornato a marciare compatto, d'altronde sono due cari amici, tutti e due». Non tutti i mali vengono per nuocere, è chiaro.

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