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Pescara, 18/04/2026
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Data: 05/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bersani: «C'è una maggioranza che vuole cambiare il Porcellum» Pdl e Lega fanno muro. Maroni: il governo tecnico è fantascienza

ROMA - «Se c'è una maggioranza che giudica intollerabile l'attuale legge elettorale, nessuno può contestare al Parlamento il diritto di votare le modifiche». Non è la prima volta che Pier Luigi Bersani chiede di cambiare «questa legge vergognosa» e che si dice pronto ad allearsi con chiunque pur di eliminare le «storture» del Porcellum. Ma le parole del leader del Pd a Palermo sono diventate ieri anche la risposta a quanto detto il giorno prima da Italo Bocchino, capogruppo Fli: «Se Berlusconi fa cadere il governo perché vuole andare alle elezioni e nasce una maggioranza diversa per fare la riforma elettorale, non è uno scandalo». La sortita di Bocchino ha scatenato la più dura reazione nel vertice del Pdl e nella Lega: Bersani invece ha rilanciato sulla possibile convergenza tra l'intera opposizione e una parte almeno del centrodestra.
Anche il Mpa di Raffaele Lombardo, del resto, si dice pronto a sostenere una modifica della legge elettorale, anzi persino un governo capace di garantire la riforma. Ovviamente per la riforma milita da tempo l'Udc di Pier Ferdinando Casini: «Fare una nuova legge - spiega Nando Adornato - non è affatto un ribaltone. Anche per andare al voto, è necessario garantire prima una stabilità al sistema che il Porcellum, in tutta evidenza, non assicura». Ma ieri sul fronte riformatore si sono schierati anche Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Con alcuni distinguo, che tuttavia non rappresentano un pregiudizio all'intesa parlamentare. Per il leader dell'Idv fare la riforma elettorale è giusto e necessario prima del voto. Per condurla in porto Di Pietro è pure disposto a sostenere un governo tecnico, tuttavia chiede garanzie che duri il tempo minimo indispensabile («si può fare tutti in tre mesi», dice). Anche Vendola, che tuttavia con la Sel sta fuori dal Parlamento, ha chiarito di non considerare affatto «un'eresia» l'alleanza tra sinistra, centro e Fli per cambiare il Porcellum: eresia, a suo giudizio, sarebbe invece un'intesa elettorale tra queste forze.
Certo, tra il dire e il fare le distanze sono ancora molto grandi. Innanzitutto la convergenza delle intenzioni deve tradursi in una proposta comune. E l'impresa non è facile. L'apertura di Bocchino al Mattarellum è stato un segnale molto forte. Sul Mattarellum potrebbe convergere l'intero centrosinistra. Ma non l'Udc, che contesta l'anomalia del «maggioritario di coalizione» e vuole ridurre il grado di coazione del bipolarismo. Per l'intesa bisogna ancora lavorare. Ma tra modello tedesco e Mattarellum, ripete Bersani, c'è una gamma di soluzioni tecniche tra le quali, se si vuole, si può trovare un ottimo compromesso.
L'altro grande nodo politico, però, è la necessaria collaborazione di una parte almeno dell'area del rifiuto, oggi stretta nell'asse Pdl-Lega. È vero che alla Camera una maggioranza potenziale è per la riforma, ma i numeri sono esigui e al Senato addirittura carenti. É questo che fa dire a Bobo Maroni e agli uomini del Pdl come Peppino Calderisi il più secco no. E ad estendere il no al governo di transizione: «ipotesi fantascientifica» secondo Maroni.

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