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Pescara, 18/04/2026
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Data: 06/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Troppi assenti, Consiglio ko. Alta tensione in maggioranza. Mezza Giunta non si presenta. E non dà giustificazioni

L'AQUILA - I più imbufaliti sono i consiglieri del Pdl, certe magre così proprio non ci stanno a farle. Assenti ingiustificati il presidente e mezza giunta regionale ieri mattina in consiglio regionale, neppure due righe di scuse nè tantomeno una delibera con cui annunciassero l'assenza, niente di niente. «Sarebbero servite perlomeno ad abbassare la soglia del numero legale e noi non ci avremmo rimesso la faccia», dice un esponente della maggioranza. E neppure la benzina, perlomeno quelli che ci sono partiti da lontano. Saltano tutte e due, sia la seduta ordinaria che quella dedicata al question time: il consiglio viene sciolto per mancanza del numero legale anche se a metà del guado l'assessore all'Agricoltura Mauro Febbo che fa le prove da vice presidente (è lui il candidato alla successione del finiano Castiglione), prova a dire che Chiodi in realtà non è potuto venire perchè impegnato a Roma con Tremonti e tutti gli altri avevano «importanti impegni istituzionali». Mezze bugie. In realtà Masci era andato ad inaugurare una struttura sportiva con Ronaldinho, denuncia il capogruppo Pd Camillo D'Alessandro, Castiglione era a un convegno della Cgil e Chiodi a Roma ci doveva andare già lunedì ma un malessere improvviso l'ha trattenuto a casa, salvo poi rimaterializzarsi per Matteoli a Pescara. «La maggioranza si scioglie come neve al sole - commenta il dipietrista Carlo Costantini - E' ormai evidente a tutti che la guerra per bande interna al Pdl ha definitivamente preso il sopravvento sugli interessi degli abruzzesi». «La maggioranza affonda sulla norma che prevede la riduzione del canone sulle acque minerali», dileggia Maurizio Acerbo di Rifondazione. «Sono allo sbando - afferma D'Alessandro- anche nel Question time almeno la metà delle interrogazioni e interpellanze non hanno avuto risposte per l'assenza degli assessori». Ma è un po' l'inchiesta e un po' la paura che fa novanta, e fa perdere peso ai politici nostrani e a Gianni Chiodi che accusa un dimagrimento di otto chili dal giorno dell'arresto dell'assessore Venturoni, e determina fughe, assenze, omissioni, una latitanza a 360 gradi del governo regionale. «C'è aria da remi in barca», accusa un altro esponente pidiellino. Anche perchè quello di ieri è il giorno in cui i finiani si materializzano con il proprio gruppo. Per il momento solo Rabbuffo si aggiunge a Nasuti e Castiglione: il fuorionda del consiglio regionale registra una telefonata di fuoco tra lui e il vice coordinatore Fabrizio Di Stefano, voce grossa e parole pesanti, è facile immaginare che all'altro capo del filo Di Stefano rinfacci a Rabbuffo la candidatura nel listino, tenti di scoraggiarlo, gli dia del traditore; niente, Rabbuffo resiste e gli urla un vaffa finale.
Malumore a mille ieri quindi tra le file del Pdl, nonostante il ritorno di Tagliente e la pausa-buffet organizzata da Febbo per il suo compleanno. Invita tutti i consiglieri a partecipare e l'occasione è buona per ironizzare su Pagano incoronato presidente della Conferenza dei presidenti dei parlamenti regionali europei che diventa subito «presidente di tutto il mondo», e pare che il copyright sia di Gianni Letta in persona che così l'avrebbe salutato nella telefonata di congratulazioni. Cin cin per Febbo, ma c'è poco da brindare.

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