IL TAVOLO DELL'AUTO Incertezze sul piano da 20 miliardi Anche la Uilm attacca: «Insoddisfatti»
ROMA. La Fiat oltre alle deroghe del contratto nazionale vuole estendere a tutti gli stabilimenti il modello-Pomigliano. E' la condizione per far decollare il progetto di Fabbrica Italia che prevede investimenti per 20 miliardi di euro: il piano «non partirà se non ci sarà l'impegno formale delle organizzazioni sindacali ad assumersi precise responsabilità del progetto» hanno spiegato i rappresentanti del Lingotto al termine del tavolo con i sindacati. «L'importanza delle scelte di destinazione dei nuovi modelli e il volume degli investimenti previsti richiedono un elevato livello di garanzia in termini di governabilità degli stabilimenti e di utilizzo degli impianti». Durante la riunione con le organizzazioni sindacali - presente anche la Fiom che non ha firmato l'accordo su Pomigliano - l'azienda ha ribadito che «l'avvio del progetto è subordinato all'esistenza di condizioni preliminari che assicurino il quadro di certezze necessario per la sua realizzazione».
Il prendere o lasciare di Marchionne ha lasciato perplessi tutti i sindacati. L'ad del Lingotto, ha commentato Rocco Palombella segretario generale della Uilm, «non è il padreterno» e per questo motivo il suo sindacato - firmatario con la Fim-Cisl dell'intesa su Pomigliano - «non è soddisfatto» perchè l'azienda «non ha presentato il programma di investimenti e di produzione stabilimento per stabilimento». Non servono tante Pomigliano il cui accordo, aggiunge, «non può essere replicato tout court».
La Fiom ha partecipato al tavolo ma il suo giudizio è altrettanto severo: «Si può discutere di tutto, degli orari, dei turni di lavoro, dell'utilizzo dei siti, ma non si possono mettere in discussione il diritto e la libertà delle singole persone» ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Il leader delle tute blu della Cgil ha ribadito il suo «interesse per il progetto perchè ci interessa che auto, camion e trattori vengano prodotti in Italia e meglio. Per noi però si deve discutere su come si può organizzare il lavoro a Termini Imerese». Ma le cose si complicano se la Fiat dovesse insistere nella ricerca di soluzioni «che potrebbero andare oltre Pomigliano» e chiedesse nuove deroghe al contratto. Perchè «l'accordo di Pomigliano mette in discussione diritti e libertà delle persone». Anche per la Fim Cisl, ha commentato il suo segretario generale Giuseppe Farina, non deve esserci «una Pomigliano dappertutto» perchè «ogni stabilimento ha le sue esigenze». La Fim ha confermato la disponibilità a trattare per far andare avanti «il più grande progetto industriale del paese: ma attendiamo che la Fiat ci dica quali sono gli investimenti sito per sito». Fim-Uilm-Fismic hanno chiesto di «riaprire il dialogo».
Le mosse di Marchionne scontentano l'opposizione. Per Maurizio Zipponi, responsabile welfare dell'Idv, «le deroghe e gli accordi separati contro il più grande sindacato italiano non portano da nessuna parte» e si «calpestano i diritti dei lavoratori». Duro il commento di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «La proposta di Marchionne è inaccettabile, si crede il marchese del Grillo».
Intanto 28 europarlamentari aderenti al Ppe chiedono alla Fiat di reintegrare i tre operai di Melfi sospesi.