Ha parlato per non più di venti minuti di orologio il Pm Gennaro Varone per chiedere il rinvio a giudizio di tutti e 26 gli imputati dell'inchiesta sulle presunte tangenti al Comune di Pescara.
Per i grandi appalti (area di risulta e cimitero) e pubblicità istituzionale a carico dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso, funzionari comunali e imprenditori, fra cui Carlo e Alfonso Toto. Chi si aspettava una requisitoria lunga e articolata, che scendesse nel merito della vicenda è rimasto deluso. Varone si è rifatto alla memoria che aveva già depositato lo scorso anno insieme alla richiesta di rinvio a giudizio ed ha tratteggiato per sommi capi l'inchiesta. Ha in sostanza ribadito il teorema accusatorio contro D'Alfonso che non poteva non sapere quello che faceva il suo braccio destro, il dirigente Guido Dezio che lui stesso aveva fatto "promuovere" a quel posto (il 12 novembre prossimo ci sarà la sentenza sul concorso sospetto vinto appunto da Dezio). Quell'appunto ritrovato a Dezio nel corso delle indagini e sul quale erano riportati i nomi degli imprenditori con delle cifre accanto e con la lettera "B" e "N", che secondo l'accusa starebbe per "in bianco" e "in nero" (a significare versamenti ufficiali e non) riferito alle dazioni degli imprenditori, costituisce il pezzo forte dell'accusa. «Dezio - ha detto in estrema sintesi il Pm - intascava i soldi per D'Alfonso che li utilizzava per la sua immagine di politico e per le sue campagne elettorali e anche per i suoi bisogni personali».
Il riferimento è soprattutto alla casa di Manoppello che l'ex sindaco, finito in carcere per questa inchiesta, avrebbe ristrutturato utilizzando, secondo varone, i soldi delle tangenti. Questo è il teorema della pubblica accusa che dal 19 ottobre prossimo, data di inizio delle arringhe difensive, verrà confutato. Il Pm ha anche depositato al gup Guido Campli (che ha ammesso la produzione d'ufficio nonostante il parere contrario dei difensori) i risultati di due accertamenti bancari su due professionisti indagati per la vicenda dell'appalto del cimitero. E dunque la battaglia, per modo di dire, inizierà il 19 ottobre prossimo quando, dopo le parti civili (Comune di Pescara in primis) la parola passerà ai difensori dei 26 imputati (le udienze si terranno ogni martedì a settimane alterne). Anche se appare scontato il rinvio a giudizio di tutti a meno di qualche richiesta di rito alternativo. Molto probabilmente i legali degli imputati la cui posizione è più delicata, come appunto quella dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso, decideranno magari di giocare le carte buone in dibattimento, per confutare innanzitutto quel teorema. E le sorprese, a riguardo, non mancheranno certo.