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Data: 06/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La finta normalità nell'emergenza a L'Aquila. Sono oltre 55mila le persone assistite, in 2.700 ancora negli alberghi

Gli edifici privati inagibili all'Aquila sono ottomila e trecento Nel cratere assistiti 8.056 cittadini 15mila i cassintegrati

L'AQUILA. Una tragedia senza fine: il 6 aprile scorso, a un anno esatto dalla catastrofe, titolava così il Centro. Oggi, a 18 mesi dal terremoto che si è portato via vite e tantissime altre ne ha cambiate, la situazione è più o meno identica. Lo confermano i numeri, impietosi, dell'ultimo rapporto della Struttura gestione emergenza.
GLI ASSISTITI. Sono 55.584 le persone assistite. Soltanto all'Aquila se ne contano 47mila 528. Quelle che possono usufruire del contributo di autonoma sistemazione sono ancora 25.663. A dare la dimensione della città dispersa, dove si fa fatica a ritrovarsi e a ritrovare i luoghi cari, ci sono altri numeri. Sono 14.279 le persone che hanno un alloggio (4.449 gli appartamenti realizzati) in una delle diciannove aree del Progetto Case; 2.723 abitano nei Moduli abitativi provvisori di 21 frazioni del capoluogo.
E NEGLI ALBERGHI. Ci sono poi i terremotati che si trovano negli alberghi. Ancora tanti, troppi. Sono 2.720 in base all'ultimo censimento. Di questi, 1.851 si trovano negli hotel della provincia dell'Aquila. Dodici sfollati sono in altre regioni. Sulla costa, fra il Teramano, il Chietino e il Pescarese, si trovano oltre 800 persone. In prevalenza si tratta di anziani. Sono 459 gli ospiti nelle caserme della Finanza e in quella Campomizzi.
NEL CRATERE. Non molto diversa la situazione negli altri comuni del cratere sismico. Dove attualmente sono assistite 8.056 persone. Oltre 3mila quelle che ricevono il contributo di autonoma sistemazione. Quattromila alloggiano nei Moduli abitativi provvisori, 435 usufruiscono degli affitti concordati con la Protezione civile (oneri a carico dello Stato, con fondi trasferiti al commissario per la ricostruzione e poi al Comune), 65 sono ospitate in strutture comunali.
LA PROVVISORIETÀ. Tutti hanno un tesso sopra la testa. Ma è altrettanto vero che gli alloggi provvisori si stanno rivelando tali. A un anno e mezzo dal terremoto il malcontento serpeggia tra chi vive in spazi stretti e lontani dalla città. Alloggi provvisori dove si ha l'impressione di una finta normalità che rende ancora più incerto il futuro. Alloggi dove mancano, per esempio, punti di aggregazione. Non mancano, invece, casette in legno fai-da-te. Spuntano come funghi. Un migliaio quelle autorizzate e realizzate.
LENTA RICOSTRUZIONE. Il gran numero di persone assistite a un anno e mezzo dal terremoto è anche il risultato di una ricostruzione che fa fatica a partire, con milioni di tonnellate di macerie che rimangono da togliere. Pochissimi i cittadini rientrati nelle proprie case negli ultimi sei mesi. E le polemiche non agevolano la rinascita. L'ultima è quella innescata dal sindaco Massimo Cialente: prima si è dimesso dall'incarico di vicecommissario alla ricostruzione, negli ultimi giorni ha attaccato la Protezione civile «colpevole» di avere abbandonato L'Aquila. Per tutta risposta, la Protezione civile ha detto che con queste affermazioni ci saranno inevitabili ripercussioni, non utili ad accelerare le opere e gli interventi. «Minacce oscure e inquietanti» le ha definite il parlamentare Giovanni Lolli (Pd.). Polemiche, pastoie burocratiche e soprattutto ritardi. Come quelli per le case classificate B e C.
LE AGIBILITÀ. Gli ultimi dati sono stati diffusi ieri. Per quanto riguarda gli edifici privati sono stati 28mila 543 i sopralluoghi effettuati all'Aquila. Sono 10.346 le case classificate A (agibili), 3.903 le B (temporaneamente inagibili), 336 le C (parzialmente inagibili), 80 le D (temporaneamente inagibili da rivedere), 8.431 le E (inagibili) e 1.330 le F (inagibili per rischi esterni). Restano inevase 923 pratiche. Per quanto riguarda gli edifici pubblici, all'Aquila sono 245 quelli inagibili e 310 quelli agibili (sono stati 968 i sopralluoghi effettuati).
IL LAVORO. È una delle emergenze nell'emergenza. Tante attività commerciali sono chiuse e per molti il contributo di autonoma sistemazione è diventato un sostegno al reddito (in particolare dopo la sospensione dei benefìci fiscali). Restano 15mila i lavoratori che usufruiscono della cassa integrazione in deroga.
QUALCUNO VA VIA. Nella città dispersa e provvisoria qualcuno ha deciso di andare via. Anche in questo caso ci sono i numeri a confermarlo. L'Ufficio scolastico provinciale ha contato un calo di 700 iscrizioni. Settecento alunni che hanno deciso di lasciare le scuole del capoluogo. In molti casi si tratta di figli di persone sfollate sulla costa o negli alberghi nel resto della provincia dell'Aquila che per rientrare in città avrebbero dovuto sobbarcarsi anche 200 chilometri al giorno, senza alcun sussidio. Il numero degli immatricolati alle varie facoltà universitarie ha «retto» rispetto all'anno scorso, ma gli iscritti agli anni successivi al primo (in base ai dati provvisori dell'Ateneo) hanno subìto una leggera flessione. Anche qualche commerciante ha deciso di non riaprire all'Aquila e ha deciso di rifarsi una vita in altre città.
LE DONAZIONI. Con i soldi arrivati grazie alla solidarietà dall'Italia e dal mondo sono state completate opere per oltre 48 milioni di euro, dal Progetto Case al ripristino della Casa dono di Gesù. Restano in corso di realizzazione dodici progetti per complessivi 16 milioni e 675mila euro. I fondi raccolti con le donazioni ammontano finora a 68.139.192,886 euro. Sono 109mila i fondi ancora da spendere, all'esame dei saggi dell'apposita commissione. E i monumenti da adottare con la famosa «lista nozze» presentata al G8 dal premier Berlusconi? Zero passi avanti. Un numero impietoso.

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