Il ministro in Parlamento per illustrare la Decisione di finanza pubblica. Il Pd: «Il governo traccheggia»
ROMA Le nuove regole europee in materia di debito pubblico partiranno solo dal 2016 e comunque entreranno in vigore al termine di un processo decisionale che coinvolge anche il Parlamento europeo. Lo ha spiegato Giulio Tremonti a deputati e senatori delle commissioni Bilancio, riuniti in seduta comune per ascoltare il ministro sulla Decisione di finanza pubblica (Dfp) cioè il nuovo documento contabile che sostituisce il vecchio Dpef.
La Dfp però, come ha spiegato lo stesso ministro, avrà vita breve perché è destinata ad essere sostanzialmente se non formalmente sostituita, il prossimo anno, dalla nuova sessione di bilancio europea: una delle novità previste nell'ambito della nuova governance economica europea e destinata a scattare in tempi rapidi.
È più lungo invece il percorso che dovrebbe portare al rafforzamento dei criteri del Patto di stabilità ed in particolare di quello relativo al debito pubblico. Proprio questo tema ha occupato una parte dell'audizione del ministro, dopo le preoccupazioni esplose nei giorni scorsi sulle possibili conseguenze per l'Italia del nuovo meccanismo.
In realtà le nuove regole partirebbero nel 2013; ma siccome riguardo al debito si prevede la sua discesa rispetto ad un triennio di riferimento, la prima verifica avverrebbe solo nel 2016, l'anno citato da Tremonti.
Ma al di là del calendario, il ministro è poi entrato nel merito del nuovo criterio, per negare che sia rigido e basato unicamente sul debito pubblico (e dunque penalizzante per il nostro Paese). Non si tratta, ha evidenziato, di un parametro strettamente numerico come il tetto del 3 per cento imposto al rapporto deficit/Pil. Piuttosto, di un indicatore complessivo di possibili squilibri. E gli squilibri secondo Tremonti, non possono essere solo quelli che derivano dalla finanza pubblica: «La crisi è stata causata essenzialmente dalla caduta della finanza privata, se si guardasse solo al debito pubblico invece la colpa sarebbe dei governi».
Ecco allora che accanto al debito pubblico vero e proprio dovrebbero essere considerati anche quello privato, quello implicito nelle future maggiori spese per le pensioni, la capacità di risparmio di un Paese, la sua solidità patrimoniale. Tutti aspetti che per il ministro vedono l'Italia in buona posizione e dunque «mettono fuori gioco la drammatizzazione». Insomma la nostra posizione è «meno infelice» di quella di altri Paesi, come dovrebbero dimostrare in questo fine settimana i rapporti del Fondo monetario internazionale.
La nuova procedura europea prevede accanto alla condivisione degli obiettivi di bilancio anche l'avvio di un piano di riforme. Il nostro governo punterebbe oltre che su nucleare e crescita dimensionale delle imprese anche su un rinnovato impegno per la scuola, in particolare al Sud, basato sulla «ricostruzione degli edifici» e su «borse di studio per studenti e insegnanti».
Quanto all'andamento attuale dei conti pubblici, Tremonti si è detto tranquillo: nel 2010 saranno «in linea con gli obiettivi». La legge finanziaria che il governo approverà nei prossimi giorni sarà fatta solo di tabelle, visto che sulla sostanza è intervenuto il decreto legge dello scorso maggio. Lo scenario per noi è «meno drammatico», mentre ci sono rischi per «uno o due Paesi dell'Atlantico».
Molto meno tranquilla è l'opposizione. Secondo Pier Paolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione Bilancio della Camera, le parole del ministro sono «un'ulteriore dimostrazione della completa assenza di una politica di sviluppo da parte del governo». La crisi occupazionale, la riduzione del potere d'acquisto e le difficoltà nella produzione industriale - ha proseguito Baretta - hanno bisogno di