In diciotto mesi trattate 90mila tonnellate. Finora spesi tre milioni di euro Nel 2010 già stanziati 31
L'AQUILA. Settant'anni per liberare L'Aquila dalle macerie. La previsione è contenuta nel secondo dossier di Legambiente «Macerie anno zero». L'associazione denuncia i ritardi, chiede chiarezza sui numeri e nuovi centri di stoccaggio. Finora trattate 90mila tonnellate.
I VECCHI SITI. La Regione, che ha riavuto la grana nelle proprie mani dopo la parentesi del ministero dell'Ambiente, mentre da un lato non si riesce ad attivare ancora il secondo impianto, Barisciano, rispolvera 4 vecchi siti prima proposti, poi accantonati e, ora, tornati validi. Tocca ai sindaci, e poi ai tecnici, valutarne l'idoneità. Nulla di nuovo. «Persi 9 mesi», si rammarica Angelo Di Matteo (Legambiente Abruzzo), affiancato dal presidente nazionale Vittorio Cogliati Dezza. I siti di nuovo sotto esame: Goriano Sicoli, Pizzoli, Capestrano e Isola del Gran Sasso.
NUMERI AL LOTTO. Incredibile, a 18 mesi dal sisma, il balletto di cifre sulle quantità da rimuovere. Si va dai 4,5 milioni di tonnellate iniziali ai 4,2 (volumi massimi) di uno studio Cnr-vigili del fuoco che contiene calcoli matematici che mal si attagliano alla realtà. Tanto che Sulmona risulta al quarto posto per numero di macerie mentre la distrutta Villa Sant'Angelo è penultima. Una curiosità. Lo stesso professionista ha firmato due studi sullo stesso Comune. In uno si parla di 28mila metri cubi, nell'altro di 43mila. Il caos totale. Il sindaco Pierluigi Biondi chiede «uguale attenzione per L'Aquila e i piccoli Comuni. È pronto un piano che prevede la selezione delle pietre slegate, l'80% del totale, ma non otteniamo né risorse né risposte dalla struttura di missione».
RISCHIO MAFIA. «Le macerie sono un peso, ma anche un'attrattiva per speculatori e personaggi senza scrupoli vicini alla criminalità organizzata», ha affermato Dezza. «Per questo occorre vigilare su una ricostruzione pulita nella legalità e nella trasparenza».
IL RICICLO. Per Tito Cuoghi di Anpar (Associazione produttori aggregati riciclati) le macerie possono essere una risorsa, visto che, dopo la lavorazione, per legge, gli inerti devono essere reimpiegati, in percentuale, nell'edilizia privata e nelle opere pubbliche. «Servirebbero una decina di impianti che in due anni potrebbero lavorare tutti gli inerti producendo oltre 4 milioni di aggregato riciclato. Si eviterebbe, così, anche il ricorso a nuovo materiale estratto dalle cave in una regione dove quest'attività è tra le più alte d'Italia». L'Anpar chiede al Comune un ripensamento sul sito di Roio dove i residenti si oppongono al trituratore.
CRITICHE AL GOVERNO. «Dopo gli sforzi del tavolo ambiente», si legge nel dossier, «a luglio il ministro Prestigiacomo, criticando l'inefficienza degli enti locali, aveva annunciato che avrebbe preso in mano la situazione. Ma del suo intervento non c'è traccia».
LA LEGGE. Legambiente ricorda che «è fondamentale l'avvio al riciclo dei materiali, a cominciare dagli inerti. La produzione e l'utilizzo di materiale edile da riciclo è prevista dalla legge, che obbliga all'impiego negli appalti pubblici del 30% di materiali riciclati (che una circolare ha esteso al settore edile). Una legge in vigore da 7 anni ma totalmente disapplicata». «All'Aquila», dichiara Di Matteo, «non c'è un metro cubo di aggregato riciclato».
LE SETTE PROPOSTE. Le 7 proposte: numeri certi; risorse adeguate (già spesi 3 milioni, 31 stanziati per il 2010) e trasferimenti rapidi ai Comuni; procedure certe per la rimozione e l'avvio agli impianti di stoccaggio e trattamento; allestimento centri di stoccaggio temporaneo; presenza di impianti di selezione e trattamento degli inerti nei siti di stoccaggio; piena attuazione della legge sul riciclo; piano cave subito, per pianificare l'attività estrattiva e contenere la proliferazione.
CHIODI CHIAMA I SINDACI. Il commissario Gianni Chiodi ha convocato per giovedì 14 ottobre i sindaci del cratere per parlare di macerie.