Il sindaco di Montesilvano va in procura e si difende: «Nessun favore alla Deco»
L'indagine sull'Ecoemme La verità di Cordoma nascosta in una borsa Mostrati documenti al procuratore Trifuoggi
PESCARA. La sua verità sui rifiuti di Montesilvano l'ha messa in una borsa blu che ha tenuto stretta con tutte e due le mani. Ieri, Pasquale Cordoma, sindaco dimissionario di Montesilvano, è stato ascoltato due ore dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e ha mostrato documenti sull'Ecoemme, la società mista partecipata dalla Deco spa dei fratelli Di Zio. «Non ho preso soldi dai Di Zio, li ho rifiutati in campagna elettorale, figurarsi, se li ho presi dopo», così si è difeso Cordoma.
Salito al quinto piano del tribunale per incontrare il procuratore capo Nicola Trifuoggi e i pm Anna Rita Mantini e Gennaro Varone, il sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma ha voluto mettere in chiaro il suo assioma: «Dai Di Zio non ho preso soldi e questa è la cosa più importante», ha sottolineato Cordoma, indagato nel filone montesilvanese dell'inchiesta sullo scandalo abruzzese dei rifiuti, «ho rifiutato contributi in campagna elettorale, figurarsi, se ho preso soldi dopo».
Due ore più tardi, al termine dell'interrogatorio, Cordoma ha ripetuto: «Non ho preso soldi e di questo ne sono convinti anche i magistrati. Io sono sereno perché non ho fatto niente di male».
Ma c'è un passaggio di tre pagine nell'ordinanza di arresto ai domiciliari per l'assessore regionale Lanfranco Venturoni e per l'imprenditore Rodolfo Di Zio che chiama in causa anche Cordoma e l'Ecoemme, la società che si occupa dei rifiuti di Montesilvano: per la procura, un versamento di 10 mila euro risalente al 28 ottobre 2008, dallo stesso Di Zio a Lorenzo Sospiri, «mentore di Cordoma» e capo pescarese del Pdl, è «da porre in diretta relazione con la necessità di comprare i favori del sindaco che, nell'Ecoemme, improvvisamente recede da ogni velleità di controllo sulla Deco». «Ho la coscienza a posto», ha detto Cordoma, assistito dai legali Augusto La Morgia e Federico Squartecchia. «L'inchiesta sull'Ecoemme non ha inciso sulle mie dimissioni».
Nell'incontro di ieri, «si è parlato di tutto» secondo il sindaco: dalla denuncia presentata da Cordoma dopo le «illegalità» scoperte nel 2007 dall'ex presidente dell'Ecoemme Domenico Di Carlo, alle presunte tangenti fino alla proroga della concessione alla Deco, socio minoritario con il 47,86 per cento delle quote.
Secondo le consulenze raccolte anche da Cordoma, la concessione della Deco «è cessata il 31 dicembre 2006». Ma, nei tre anni con Cordoma al comando, il Comune non ha dato il via alla gara d'appalto per trovare il successore della Deco: «La mia decisione, o si può chiamare anche non decisione, è stata difficile: si tratta di una materia che fa paura anche agli avvocati. Comunque, sulla proroga il Pdl non ha inciso», ha spiegato Cordoma.
La procura parla di «un cambio di rotta a 180 gradi» nei rapporti di Cordoma con i Di Zio: contrario prima del finanziamento a Sospiri, alleato dopo il bonifico. «Non ho cambiato rotta», ha detto Cordoma. Dalle intercettazioni, però, emerge una «proposta» di Cordoma all'imprenditore Ettore Ferdinando Di Zio per costruire un termovalorizzatore a Montesilvano: un impianto che, in un colloquio spiato, Cordoma definisce «un semino che sto innaffiando». «Il termovalorizzatore? Mi sono limitato a informarmi: un'idea che è nata ed è già morta». Alle domande degli inquirenti, Cordoma ha risposto tirando fuori le carte dalla borsa blu: «Ho parlato di atti tecnici e procedure. Una verità storica».
Secondo Cordoma, le sue dimissioni, arrivate dopo il no al bilancio di quattro consiglieri del Pdl che si sono alleati con l'opposizione, non sono legate all'inchiesta: «Le mie dimissioni? Soltanto politiche. Sono stato sfiduciato dalla mia maggioranza, cosa avrei potuto fare? Restare sarebbe stato un'usurpazione e una mancanza di rispetto verso gli elettori. A oggi, la mia decisione è ferma anche se ci sono contatti politici con i consiglieri ribelli del Pdl. Ma per tornare indietro, è necessario appoggio per l'intera legislatura: non si può andare avanti per sei mesi e basta. C'è un programma da portare avanti e se sul programma c'è una convergenza, senza se e senza ma, sono disposto a ritirare le dimissioni. A oggi, la vedo dura ma mancano ancora due settimane di tempo».