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Pescara, 18/04/2026
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Data: 07/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fabbriche in crisi, diritti a rischio: Fiom in piazza. Il 12 sciopero provinciale a Pescara e Chieti contro l'effetto Pomigliano

Le braccia incrociate attorno ai diritti del lavoro; lo sguardo allargato a nuove idee per lo sviluppo, per cominciare a risalire dopo dieci anni neri. All'indomani del forum su "L'Abruzzo, prima regione del Mezzogiorno?", la Cgil guarda avanti, e attrezza l'agenda di questo autunno caldo. Per battersi a difesa dei diritti, ma anche per stimolare il confronto su come uscire dalla crisi. I prossimi appuntamenti sono per martedì e mercoledì prossimi, una due giorni in cui gli occhi rimarranno puntati sui polmoni industriali del Pescarese, in affanno, nel metalmeccanico come nel tessile e chimica. Attorno all'emergenza occupazionale e alla difesa del contratto nazionale, si muoverà la protesta delle tute blu della Fiom, con uno sciopero di 8 ore proclamato per martedì 12 ottobre in tandem con la Fiom di Chieti. La comunicazione è arrivata ieri, nel corso del direttivo provinciale. «Scioperiamo contro le deroghe al contratto nazionale - spiega Gino Marinucci, Fiom Pescara -, contro la pomiglianizzazione delle nostre fabbriche, a difesa del mantenimento dei diritti. Ma scioperiamo anche per lo stato di emergenza occupazionale: alle istituzioni chiediamo di intervenire con serie politiche industriali». Perché in un anno, nel Pescarese, c'è stata un'emorragia di mille tute blu; i rischi emergenti sono la delocalizzazione delle produzioni, e dei lavoratori. «La Oma e la Somi Impianti - dice Marinucci - hanno già trasferito i dipendenti all'estero; c'è poi l'incertezza sul destino della Bianchi; l'Abb chiuderà a giugno; Proavanca e Somi costruzioni hanno già chiuso, così pure 200 piccole attività dell'indotto. E tutte le aziende medio grandi, tranne la Novares, sono in cassa integrazione. E' inconcepibile che di fronte a questa situazione le istituzioni restino in silenzio». «Dobbiamo mantenere un equilibrio tra la battaglia sui diritti del lavoro - dice Paolo Castellucci, Cgil Pescara - e quella per fronteggiare la crisi, individuando le strade per il possibile rilancio industriale». Per stimolare la discussione la Filctem Cgil, che mette insieme i lavoratori del tessile e chimica, ha organizzato per mercoledì 13 ottobre un forum su "Una proposta per uno sviluppo industriale sostenibie". Che tiri in su l'occupazione, anche qui sfiancata. «Solo a Bussi ci sono stati 140 fuoriusciti - spiega Domenico Ronca, Filctem Pescara -; nel tessile 800 posti persi in 2 anni. Oggi ci sono timidi segnali di ripresa produttiva, ma non hanno avuto effetti sull'occupazione». Per uscire dal tunnel servono strategie. «Bisogna puntare sulle ricchezze che abbiamo, con una politica industriale sostenibile - premette Ronca -. E' prioritaria la bonifica di Bussi, che è un'emergenza ambientale ma anche sociale ed economica: senza bonifica non c'è possibilità di rilancio industriale. Dall'altra parte, nell'area Vestina e Val Tavo, c'è una linea di sviluppo già concordata attraverso il Polo dell'alta moda. Ma bisogna mettere a verifica i progetti, quali sono le aziende interessate, e le istituzioni devono avere un ruolo centrale per stimolare l'interesse sul territorio». Lo sguardo è anche al caso-Matex, il lanificio del gruppo Zegna, fermo da oltre un anno. «E' importante sia mantenuta la presenza strategica del gruppo - dice Ronca -: una delle nostre proposte potrebbe essere la riconversione del lanificio».

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