Allarme del Sud Lombardo, Mpa: «A rischio la nostra autonomia». E l'Udc chiede il blocco del provvedimento
ROMA. Prendere o lasciare. La scatola del federalismo riempita dal decreto ha colto di sorpresa le Regioni. Vasco Errani, presidente della conferenza delle Regioni, la definisce «una scelta unilaterale». Ma anche ai suoi colleghi non è piaciuta l'accelerazione dei tempi e l'accorpamento in un solo decreto dei provvedimenti riguardanti il fisco regionale e quello sui costi standard della sanità. «Non condividiamo ciò che è stato fatto dal governo - prosegue Errani - sotto il profilo del metodo e dunque dei rapporti». Per Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, il decreto è scritto sotto dettatura della lega Nord ormai «il dominus del governo» che «scandisce l'agenda politica e sembra anche intenzionata a ottenere tutto ciò che interessa al suo blocco elettorale forse prima di staccare la spina». Un duro attacco arriva dal presidente siciliano Raffaele Lombardo secondo il quale «lo schema del decreto sul federalismo fiscale pregiudica gravemente l'autonomia della Regione ed è stata assunta in violazione del dialogo aperto dalle Regioni con i ministri competenti». Dunque «non il federalismo fiscale ma il suo feticcio» è stato approvato. Anche il presidente toscano Enrico Rossi contesta il governo che ha approvato «in modo surretizio il federalismo» senza restituire «le competenze e i finanziamenti che c'erano prima del 2008». Roberto Formigoni (Pdl), presidente della Lombardia, considera il passaggio in consiglio dei ministri dei primi decreti «un fatto significativo e importante» anche se «avremmo preferito poter sviluppare, prima di questa approvazione in consiglio dei ministri, un confronto anche sui costi standard». Il ministro Sacconi gli risponde sostenendo invece che proprio i costi standard «sono stati condivisi con le Regioni».
Un fuoco di fila contro il decreto arriva dall'opposizione. Il segretario del Pd Pier Luigi bersani li bolla come «chiacchiere» perché attivano «un meccanismo che non si sa dove porti» senza rispettare il rapporto tra costi e servizi delle Regioni. Per il Pd ora «aumenteranno le tasse a carico di cittadini e imprese». Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa chiede di bloccare «un federalismo che si tradurrà in un aumento delle tasse per i cittadini e in un incremento della spesa pubblica». Di «scatola vuota peraltro anche dannosa e pericolosa» parla Antomnio Di Pietro. Secondo il leader dell'Idv, «il governo si è assunto la responsabilità di decidere senza dare la parola al Parlamento in spregio alle sue prerogative». Per il Pdci questi provvedimenti danno il via «allo smembramento dell'unità nazionale».
L'allarme della Cgil è forte: c'è il rischio di «rompere l'unità del Paese co un fisco che non assicura a ciascuna regione l'integrale finanziamento per le funzioni e per i livelli essenziali delle prestazioni». Ma il ministro Fitto replica che il federalismo «non è una cosa da agitare contro una parte del Paese, unirà l'Italia, non deve prevalere la spinta rivendicazionista. E al Sud devono prevalere i comportamenti virtuosi».