PESCARA - Finiamola con questa storia del listino, «il listino serve a garantire stabilità alla maggioranza», punto e basta. E quindi, dice Berardo Rabbuffo da pochi giorni passato armi e bagagli col partito di Gianfranco Fini, «chi è stato eletto nel listino come me non diventa certo di proprietà di qualcuno». Ce l'ha con Fabrizio di Stefano che l'ha preso a male parole per telefono nel giorno del consiglio regionale quando i "vaffa" si sono sentiti in tutta L'Aquila, ce l'ha con lo statomaggiore del Pdl che non passa giorno che glielo rinfaccia, proprio tu che sei stato eletto nel listino, tu ci tradisci. Sì, proprio lui: «Sì, sono stato eletto nel listino ma i voti per farmi eleggere li avrei avuti comunque, sono stato il primo degli eletti a Teramo quando ho fatto il vice sindaco, sono stato due volte consigliere comunale, mica ho bisogno del listino io per farmi eleggere». E aggiunge poi che mica ci ha messo l'anima nel listino, per dire che lui l'anima al diavolo non se la vende mica.
Abbandona il Pdl Rabbuffo, prima aveva a lungo militato in An con Gianfranco Fini, adesso addio perchè «quel progetto è fallito». Al suo posto è nato «un partito verticistico, autoreferenziale, un partito di "nominati" che non hanno più bisogno di confrontarsi col territorio perchè le loro posizioni vengono garantite dall'alto». Rabbuffo si è sentito escluso in questi lunghi mesi alla Regione, «io non ci sto più ad avallare decisioni prese dall'alto», questo sistema «che ha allontanato la classe politica dalla gente ha facilitato il perseguimento di interessi particolari spacciandoli per interessi collettivi. Un movimento che ha ignorato la sua base, i propri sostenitori e i propri elettori. Questa non è la mia politica e non mi apparterrà mai». Gliene hanno dette di tutti i colori a Rabbuffo, «ho ricevuto pressioni e ricatti di cui però non voglio parlare, rientrano nel mio privato», ma adesso basta, adesso si sente libero di dire ciò che vuole, e anche di affermare che è giusto cambiare questa legge elettorale. «Ho la coscienza a posto, quando ho preso la mia decisione ho telefonato a Chiodi e gli ho comunicato la mia adesione a Fli ribadendogli che non veniva meno la mia fedeltà alla maggioranza, di cui ora diventeremo sentinelle severe». Però bisogna cambiare rotta, «dare una sterzata decisa a questo sistema. Voglio che la politica riconsegni la giusta dignità ai suoi elettori».