ROMA - Gli errori per i quali Silvio Berlusconi fa "mea culpa", sono essenzialmente due: il caso Sicilia, con il nascituro partito di Micciché, e aver lasciato mano libera alla Lega che ha trasformato i week-end, nel Nord, in una grande festa padana, con comizi e tavoli imbanditi. Naturalmente, quell'autocritica sugli errori del partito, ma non del governo che sta agendo bene, ha un'origine nuova e diversa.
A sentire i fedelissimi, è frutto di una nuova linea di comunicazione, inaugurata appena ieri, ma che il premier vuole percorrere per farsi ascoltare «da tutto il partito, dunque anche dalle vecchiette, il popolo vero». Qualcuno si sofferma su un particolare: ovvero che il premier avrebbe dato retta ad alcuni dirigenti per i quali è ora di abbassare i toni sui magistrati e addossare le colpe a chi nel partito ha fatto errori «marchiani». A queste responsabilità, dicono fonti del governo, non si possono sottrarre i coordinatori. Ma Berlusconi non vorrebbe rimuoverli, malgrado le forti tentazioni. Altrimenti, sottolineano, oltre all'impegno di dover cambiare lo Statuto, darebbe ragione a Gianfranco Fini che voleva tagliare la testa a due, lasciandone uno solo al comando. E lo scontento sui coordinatori, nonostante le smentite, resta elevato in diversi gradi del Pdl.
Ma la strategia nasce dai problemi dei sondaggi che indicano, in caso di elezioni anticipate, una forte avanzata della Lega, in tutto il Nord, come un elevato tasso di assenteismo. Il Cavaliere guarda con sospetto anche al radicamento dei «finiani» nel Sud. Per questo ha deciso di fare il grande passo. In una prossima riunione dell'Ufficio di presidenza riorganizzerà il Pdl con l'elezione diretta dei coordinatori provinciali e darà solo indicazioni di quelli regionali (per statuto sono di stretta nomina del presidente) con un voto modulato. Ovvero, le preferenze dei parlamentari peseranno di più rispetto a quelle dei consiglieri comunali, provinciali e regionali. I semplici tesserati non eleggeranno nessuno, soltanto gli eletti ne avranno diritto. Il nuovo ruolo di deputati e senatori è evidente. Dovranno essere loro, nei piani, a organizzare le 61mila sezioni sul territorio.