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Pescara, 15/04/2026
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Data: 12/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il "peso" dei finiani e Giuliante. Ecco perchè Chiodi non decide

PESCARA - Mica è semplice per Gianni Chiodi prendere una decisione. Il rimpasto di giunta è nell'aria e lì resterà perchè prendere una decisione, adesso, significa rischiare grosso. Rischia con i finiani il presidente della Regione, pronti a tutto pur di difendere le proprie postazioni. Rischia con Giuliante che non incasserà col sorriso sulla bocca una eventuale promozione di Luca Ricciuti al posto di assessore. Meglio quindi traccheggiare, in attesa di non si sa quali sviluppi dell'inchiesta sui rifiuti.
Da agosto senza assessore all'Ambiente, dal 22 settembre senza assessore alla Sanità, la giunta regionale resta immobile che più immobile non si può. Ci sono i finiani da affrontare e possibilmente da ridimensionare, come hanno sostenuto tutti indistintamente nel vertice pidiellino di sabato scorso. Perchè non è possibile che un gruppo di tre consiglieri, alleati quanto gli pare, conservi un posto da vice presidente di Regione più una delega pesante con vaste capacità di spesa (Castiglione) e uno da presidente di Commissione Bilancio che è la commissione più importante che c'è. I finiani vanno pesati, è stato detto proprio così sabato scorso nel vertice dell'Aquila, se sono tre valgono poco e almeno la vice presidenza gli va tolta. Ma loro che sperano di arrivare a cinque consiglieri, fanno sapere che sono pronti a difendere con le unghie e con i denti i rispettivi incarichi, sennò guai. Che potrebbero significare dissociazione, attacchi, denunce, insomma addio fedeltà incondizionata alla giunta Chiodi (e un assaggio di quello che potrebbe accadere con Catone c'è già stato).
Poi c'è l'assessorato di Daniela Stati da affidare a un aquilano. Luca Ricciuti si muove, parla e fa parlare di sè come futuro assessore all'Ambiente. Ma Chiodi non decide, perchè sa benissimo che se incoronasse Ricciuti, il capogruppo Gianfranco Giuliante gli farebbe lo sgambetto (e anche in questo caso assaggi di quello che potrebbe capitare, Chiodi li ha già avuti) e scatenerebbe nuovi affondi e avvertimenti da parte della Stati, che già poco tempo fa insinuò pubblicamente: «Ma il padre di Ricciuti non è il presidente della Selex?», ed erano i tempi dell'inchiesta su Abruzzo engineering. La soluzione allora per tagliare la testa al toro potrebbe essere quella ventilata dallo stesso Piccone di nominare assessore un esterno, della serie il terzo gode. Ma tre esterni in una giunta sarebbero troppi, secondo lo Statuto, e quindi Chiodi di vedrebbe costretto a sacrificare o la Carpineta o Di Dalmazio, più probabilmente la prima. E allora meglio non decidere, meglio aspettare. Cosa non si sa.

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