Nei decreti attuativi sono penalizzati i lavoratori autonomi
MILANO. Arrivano i decreti attuativi del federalismo fiscale e maggioranza e opposizione si dividono. «Con questo decreto le tasse diminuiranno», dice il ministro Calderoli (Lega). «Al contrario - ribatte Francesco Boccia del Pd - perché, di sicuro, le tasse aumenteranno». Al di là della polemica politica, però, restano le cifre. Le Regioni meno virtuose, che presentano deficit di bilancio, dovranno aumentare le entrate mentre le regioni con i conti in ordine le potranno diminuire. Ci sono anche previste detrazioni per i lavoratori dipendenti, mentre gli autonomi potrebbero protestare perché, a parità di reddito, sono chiamati a versare i tributi che, invece, i dipendenti non pagheranno.
Vediamo, in pratica, che cosa sta per succedere: nel 2013 le Regioni potranno infrangere l'attuale limite dell'addizionale Irpef, che oggi si attesta all'1,4% (è invece all'1,7% in Lazio, Molise, Campania e Calabria, dove c'è da recuperare l'extradeficit della sanità). Poi, dall'anno successivo, cioè dal 2014, le addizionali regionali potranno arrivare al 2% e, nel 2015, si potrà toccare il 3%. Tradotto in cifre, l'aumento potenziale massimo triplica il conto (ecco perché si parla di aumenti del 300%) rispetto ai territori che oggi pagano lo 0,9%. Per esempio, un reddito da 60mila euro, oggi paga tra i 540 e gli 840 euro l'anno, ma potrà pagare anche 1.020 euro nelle regioni colpite dall'extradeficit. Non solo. Se l'aliquota arriverà al 3%, ecco che il reddito da 60mila euro potrà essere tassato, e parliamo solo dell'addizionale regionale, di ben 1.800 euro. Invece, per una dichiarazione da 45mila euro, si potrà passare da 405 a 1.350 euro l'anno.
Resta il fatto che, secondo la legge, la «pressione tributaria complessiva» dell'Italia non potrà superare i tetti fissati dal vecchio Dpef (il documento di programmazione economica e finanziaria), ma questo riguarda l'Italia, per le singole regioni questo dipenderà dallo stato di salute (finanziario) delle amministrazioni locali.
Fin qui il discorso sull'Irpef, cioè l'imposta sul reddito delle persone fisiche. Nuovo è anche il capitolo sull'Irap, l'imposta sul reddito delle attività produttive (i soldi incamerati tramite l'Irap servono, per la maggior parte, a coprire le spese sanitarie di ciascuna regione). Ecco, dal 2014 le Regioni potranno, via via, cominciare a limare l'Irap e, in teoria, arrivare ad azzerarla. Ogni punto di aliquota (oggi la base è il 3,9%) vale 10mila euro di tasse per ogni milione di base imponibile. E' evidente che ogni intervento in questo senso andrebbe a vantaggio delle imprese che vedrebbero aumentata la loro competitività. Potranno tagliare l'Irap le Regioni con i conti in ordine, mentre chi ha i bilanci in rosso potrà aumentare l'imposta fino a raggiungere il 4,82 o il 4,97%.
Visti i conti, il Pd interviene con l'europarlamentare Gianni Pittella: «Il federalismo del governo e della Lega getta la maschera, In alcune regioni come Lazio, Molise, Campania e Calabria le addizionali Irpef potrebbero salire del 300%. In pratica è una tassa sulla miseria perché si rifiuta di considerare, oltre ai costi standard, anche le prestazioni standard, che nel mezzogiorno sono drammaticamente sotto la media nazionale ed europea. Tagli di bilancio e aumenti delle tasse condurrebbero il Sud in una spirale recessiva che darebbe il colpo finale a ogni possibilità di sviluppo». Aggiunge l'Udc: «L'ipotesi di una super-Irpef è ormai una cosa concreta, quasi una certezza. E' una strada pericolosa, non si sa dove si va a finire».