Mentre la diplomazia ha finora prodotto un dialogo tra sordi, la questione filovia s'è arricchita ieri di un episodio tanto violento quanto sgradevole sul piano simbolico. A raccontarlo, e a documentarlo con una foto eloquente, sono gli esponenti del cordinamento "No filovia": «Gli operai, fermi dalla mattinata, hanno ricevuto ordine da Milano di segare l'albero. Poi più nulla». Una prova di muscoli e all'insegna della peggiore intimidazione, così i protagonisti della battaglia contro il filobus hanno interpretato l'abbattimento di un albero colpevole solo di trovarsi sul percorso della strada parco che dovrà cedere il passo al Filò. Non una bella iniziativa per stemperare gli animi già roventi, «ora aspettiamo interventi dall'alto» hanno ironizzato gli esponenti del cordinamento. I quali, denunciato il vile gesto, continuano a difendere le proprie ragioni anti-Filò. Con una nota, infatti, chiedono al sindaco Albore Mascia e alla Gtm «che senso abbia, da parte del ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli, garantire la massima disponibilità nel finanziare in tempi rapidissimi anche il secondo tratto dell'asse filoviario», cioè quello che dovrebbe collegare via Muzii al nuovo tribunale, «nel momento in cui si è in attesa del pronunciamento dell'Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici che ha comunicato agli enti interessati l'apertura di una istruttoria sull'intera procedura del progetto filovia....». Il cordinamento torna a chiedere la sospensione temporanea dei lavori in attesa dei chiarimenti dovuti e ribadisce tre punti alla base della battaglia sociale: rimarcano l'importanza della valutazione di impatto ambientale, con verifica di eventuali campi magnetici prodotti dal filobus; rimarcano l'assenza del nulla osta definitivo sulla sicurezza, «il ministero dei trasporti ha evidenziato problematiche inerenti l'idoneità del tracciato» scrivono; e sottolineano infine la mancata relazione del Piano economico finanziario dell'opera. Oggi intanto si tiene la seconda riunione del tavolo tecnico sulla filovia.