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Pescara, 15/04/2026
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Data: 13/10/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione Abruzzo
Un baratro tra ricchi e poveri «Con il federalismo fiscale servizi a rischio in Abruzzo» La Cgil chiede che siano definiti i livelli essenziali per l'assistenza sociale

PESCARA «Il federalismo non si fa senza risorse, perché altrimenti si condannano le regioni più povere a negare diritti ai cittadini. E in Abruzzo già oggi sono di fatto negati molti diritti in seguito al taglio dei trasferimenti dello Stato con la riforma del titolo V della Costituzione». La segreteria regionale della Cgil interviene sul federalismo fiscale e lancia l'allarme sui servizi a rischio. Lo schema di decreto legislativo sul federalismo presentato dal Governo, che disciplina le entrate fiscali di Regioni e Province e i costi e i fabbisogni standard per la sanità, è un provvedimento delicatissimo per l'Abruzzo. «Con questo decreto oggi c'è il rischio di rompere l'unità del Paese, con un fisco che non assicura a ciascuna Regione i finanziamenti per garantire i livelli essenziali delle prestazioni, e quindi i diritti sanciti dalla Costituzione (sanità, assistenza sociale, istruzione scolastica, trasporti) - affermano i sindacalisti della Cgil -. Si penalizzano in questo modo proprio le Regioni più povere, tra cui la nostra. A questo proposito, per la parte sulle entrate fiscali, il decreto preoccupa. Il principio di territorialità del prelievo rischia di accentuare drammaticamente il divario tra Regioni ricche e povere, con una clamorosa contraddizione della stessa legge delega. Le previsioni su Irap e addizionali Irpef rischiano di aggravare il carico fiscale, già insopportabile, su lavoratori e pensionati. Mentre sarebbe necessaria una riforma fiscale equa, che sposti il peso fiscale dal lavoro verso le rendite, le transazioni finanziarie e i patrimoni». La Cgil dunque insiste affinché si riveda l'ultima manovra finanziaria, che ha tagliato le risorse destinate a funzioni essenziali di Regioni, Province e Comuni. «Condividiamo - dice il sindacato - la richiesta della Conferenza delle Regioni e dell'Anci di definire anche i livelli essenziali per l'assistenza sociale. Non farlo significa negare l'uniformità dei diritti in tutto il paese».

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