PESCARA. «Mi trovo tra l'incudine e il martello: da un lato la Balfour Beatty impone di non sospendere i lavori, pena una diffida, e dall'altro il coordinamento fa appello all'istruttoria avviata dall'Authority, minaccia il ricorso al Tar e chiede l'interruzione del cantiere». Può essere riassunto con questa espressione di Michele Russo il senso della seconda riunione del tavolo tecnico sul filobus sulla strada parco che si è tenuta ieri pomeriggio in Comune. In questa fase, non stupisce il braccio di ferro a oltranza portato avanti a colpi di pareri legali contrastanti dall'una e dall'altra fazione: dai cittadini contrari alla realizzazione della filovia, con in testa Loredana Di Paola e Maurizio Biondi, supportati dai partiti politici di opposizione, e dalla Gtm, società a capitale pubblico incaricata di attuare e gestire l'intera opera, spalleggiata dalla maggioranza e dalla stazione subappaltante. Per l'occasione la Balfour Beatty ha scomodato un suo rappresentante, Lucio Zecchini, seduto al tavolo assieme alle associazioni, ai capigruppo di destra e sinistra, all'assessore alla Mobilità Berardino Fiorilli e al dirigente della Regione Luciano Di Biase.
Secondo l'avvocato Salvatore Mancuso, lo stesso che ha curato l'esposto all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, le procedure di approvazione e autorizzazione del percorso elettrificato, adottate senza la valutazione di impatto ambientale (Via), sono annullabili e, qualora i lavori sulla strada parco dovessero andare avanti, si potrebbe arrivare addirittura alla demolizione delle opere eseguite e al ripristino dello stato dei luoghi a spese della Gtm. Lo studio legale Di Baldassarre, interpellato per conto del presidente Russo, ritiene invece i tempi dell'impugnativa ampiamente scaduti «sia in ragione del tempo trascorso sia della fase avanzata di esecuzione». Si inserisce in questo quadro l'ipotesi messa sul piatto da Aurelio Giammorretti, alla guida del comitato Proposta popolare, che ha ribadito l'importanza di «un collegio legale con pareri vincolanti per rispondere ai quesiti, valutare la sospensione e le proposte alternative, formato da un rappresentante della Gtm, uno del Comune e un altro delle associazioni».
Il fuoco incrociato non coinvolge solo le opposte fazioni politiche, ma fa leva anche sui vecchi dissapori interni alla classe dirigente di centrodestra. Per esplicita ammissione di Pierdomenico Fabiani, ingegnere della Gtm responsabile del procedimento, nel 2004 l'azienda ha corso il rischio di perdere il finanziamento in quanto l'ex sindaco Carlo Pace si è opposto alla palificazione di corso Vittorio Emanuele, dove allora era previsto il passaggio del filobus, con una perdita di 1,5 miliardi di vecchie lire. «Ai commercianti non si poteva dare fastidio, mentre ai frequentatori della strada parco sì?», è la conclusione di Maurizio Acerbo, Rifondazione comunista, favorevole alla sospensione del cantiere così come Camillo D'Angelo e Moreno Di Pietrantonio del Pd e Adelchi Sulpizio dell'Idv. Di parere opposto Armando Foschi e l'intero Pdl.
Un nuovo aspetto emerso nel confronto riguarda il tanto contestato finanziamento dell'impianto Tpl, approvato dal Cipe con due diverse delibere, nel 1995 e nel 1996. «La normativa europea non prevede la valutazione di impatto ambientale per la filovia con guida semiautomatica», insiste Fabiani, «il mezzo non è stato finanziato come sistema a guida vincolata, come avviene per i tram o le metropolitane».