Casini al Tg3: «In caso di crisi esiste un'altra maggioranza possibile e non solo per la legge elettorale»
ROMA. Per i sindaci mani libere, alle amministrative ci sarà il nuovo partito. Fini traccia la rotta di primavera di Futuro e Libertà e sembra non coincidere con il partito di Berlusconi. Ancora scintille nonostante la tregua regga nelle commissioni parlamentari: Pdl e Fli rispettano le consegne sul rinnovo delle presidenze. Tutti confermati, finiani compresi ed anzi Giulia Bongiorno, che per la commissione Giustizia era molto esposta, incassa quaranta voti sui quarantotto, l'unica ad avere il via libera da Pd e Udc. Solo un brivido con Fassino che sfiora la presidenza della commissione Esteri nella sfida con il leghista Stefani. Anche per il Copasir, dopo le tensioni dei giorni scorsi, ci si avvia verso una soluzione concordata ma l'armonia nella maggioranza finisce qui.
A dare fuoco alle polveri proprio l'annuncio di Fini che davanti agli europarlamentari ha spiegato che alle elezioni amministrative le alleanze col Pdl dovranno essere trattate «volta per volta con il giusto riconoscimento a Fli» senza escludere «coalizioni variabili». Agli alleati ripete l'avvertimento già spedito nel colloquio con la stampa estera: sulla giustizia il governo rischia, dunque va bene il lodo Alfano, ma «niente colpi di spugna sui processi». Confortato da sondaggi che assegnano a Fli l'8 per cento, si permette anche una puntura di spillo verso Berlusconi «che ora si è creato un nuovo nemico: il Pdl...». Lo staff del presidente della Camera smentisce, ma non cambia troppo la sostanza delle mosse del leader che punta alla creazione di un centrodestra tutto nuovo. In Transatlantico incontra per pochi minuti D'Alema e Casini: dialogo fitto e il leader centrista poi racconta che «non si è parlato di legge elettorale, vi pare che lo facciamo davanti a tutti?». Poi però assicura che un'altra maggioranza esiste, e che non è detto che un nuovo governo debba solo cambiare il sistema elettorale. Un pomeriggio, quello di ieri, nel quale le stilettate contro Pdl e Lega si sono sprecate. Il ministro Bondi replica stizzito che di fronte ad ogni segnale di buona volontà non manca giorno «in cui Fini e Futuro e libertà rinuncino a risposte negative, perfino provocatorie e irridenti». Al sempre presente fantasma del governo tecnico che «cambierebbe la legge elettorale e le norme sull'immigrazione», Bossi risponde che «non lo faranno perché Berlusconi non si dimette».
Ad abbassare le tensioni sul tema della giustizia non basta neppure il plebiscito ottenuto dalla finiana Bongiorno. Il neo vicepresidente del Csm Michele Vietti è salito al Quirinale per esporre a Napolitano la preoccupazione di molti membri del CSM per gli ultimi giudizi di Berlusconi contro Fabio De Pasquale, pubblico ministero del processo Mills. Protestano i membri laici del centrodestra che chiedono di restare fuori dallo scontro politico, ma il capo dello Stato, durante il colloquio, ha ribadito il suo «costante impegno per l'esercizio rigoroso delle prerogative costituzionali dell'organo di tutela della magistratura».