Una regìa nazionale per favorire la Btp e il consorzio Federico II negli appalti della ricostruzione post terremoto. È il teorema accusatorio della Procura distrettuale antimafia dell'Aquila, che ha indagato il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini; il patron dimissionario della Btp, Riccardo Fusi, e l'imprenditore aquilano, Ettore Barattelli, per abuso d'ufficio in concorso. Nel mirino ad alzo zero, i magistrati sembrano aver messo anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che, il 12 maggio 2009, alle 17. 30, a Palazzo Chigi, incontrò gli imprenditori e il direttore e il vice direttore della Carispaq, per la presentazione del Consorzio. Il 18 ottobre sarà tutto più chiaro. Forse. L'interrogatorio dei tre indagati, fissato dai pubblici ministeri per lunedì, infatti, potrebbe rivelarsi monco.
Verdini, ad esempio, avrebbe già concordato con i suoi legali sulla decisione di non presentarsi di fronte ai magistrati dell'Aquila. L'ipotesi dei Ros è che il rapporto tra Verdini e Fusi non fosse solo di consuetudine amicale, ma di forti legami d'affari. Verdini ha già smentito questa lettura dei suoi rapporti con l'imprenditore toscano. L'addebito di abuso d'ufficio in concorso, poi, secondo quanto riportato ieri dal Giornale, stando alla difesa di Verdini, sarebbe «difficilmente comprensibile» sia per il coordinatore del Pdl, sia per gli altri due indagati. Gli avvocati insistono su un punto: in questo caso, e per le contestazioni specifiche, lo status di parlamentare non equipara Verdini al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio. Insomma, l'unico ruolo di Verdini sarebbe quello di aver introdotto Fusi all'incontro con Letta, quello da cui, secondo la Procura dell'Aquila, sarebbe poi derivato un interessamento per far ottenere appalti al Consorzio. «Ma se ci fossero stati "padrini" politici, la Btp non avrebbe vinto soltanto un appalto pubblico, per giunta con una piccola quota in un'associazione temporanea di imprese» affermò Barattelli, in un'intervista del 17 maggio scorso, subito dopo essersi presentato spontaneamente davanti al procuratore Alfredo Rossini e al sostituto procuratore della Dna, Olga Capasso. E, poi, in effetti, i lavori appaltati al consorzio Federico II e contestati dalla Procura, sono stati assegnati da enti appaltanti diversi e, tra essi, dalla Carispaq (contratto privato, ma che in parte prevedeva soldi statali perché il palazzo è vincolato dalla Sovrintendenza, lavori mai eseguiti, tanto che ad agosto è stato risolto per mancato avanzamento), nel cui Cda figura Barattelli, e dal Comune dell'Aquila.
Perché andare da Letta? Certamente non tutti i Consorzi vanno a Palazzo Chigi per presentarsi. La risposta di Barattelli è stata: «Letta è abruzzese, particolarmente colpito dalla tragedia del terremoto nella sua terra. Ci tenevamo a fargli sapere che un grosso gruppo nazionale e aziende aquilane avevano costituito un Consorzio per lavorare nella ricostruzione. Non siamo andati da Letta per farci dare degli appalti, ma soltanto per presentarci. Ma se davvero avessimo dovuto fare accordi sugli appalti, ci saremmo andati in così tanti da essere "strigliati" per essere in troppi, come viene fuori dalle intercettazioni? E se la Btp avesse davvero goduto dei favori di Verdini, il Consorzio avrebbe vinto un solo appalto pur avendo partecipato a dieci gare?».
E ancora: «E non avremmo partecipato all'appalto più grosso, quello del progetto Case? La Btp è un general contractor che avrebbe dovuto consentire al Consorzio, costituito allo scopo di creare sinergia con imprese più grandi al solo ed esclusivo fine di raggiungere i requisiti di qualificazione tecnici ed economici necessari per gli appalti di lavori tecnicamente più complessi, di partecipare a tutte le gare. E, invece, proprio a quelle del progetto Case, la Btp non volle partecipare per le condizioni e le penali particolarmente gravose». Barattelli, già nell'intervista, conferma l'incontro all'Aquila con Fusi: «Il vice direttore della Carispaq, Angelo Fracassi, ci ha messo in contatto con Liborio Fracassi, direttore tecnico della Btp. Abbiamo accettato (con gli altri imprenditori del futuro consorzio: Marinelli - Equizi, Vittorini Emidio) un incontro al ristorante "Baco da seta" dell'Aquila, a cui hanno partecipato Fusi e Vincenzo Di Nardo (ex ad e consigliere di Btp). In quell'incontro, Fusi accennò alla sua amicizia con Verdini e alla possibilità di una presentazione del progetto del Consorzio a Gianni Letta, a Palazzo Chigi». E la Procura dell'Aquila, adesso, vuole sapere di più su quell'incontro. E, probabilmente, proprio da Fusi, attende le "munizioni" per sparare contro il nuovo e più grosso bersaglio.