PESCARA - E adesso aspettano. Venerdì il Pdl saprà con certezza se Daniela Stati passerà armi e bagagli con Gianfranco Fini o se l'appuntamento finirà con un arrivederci e grazie. Il partito di Piccone minimizza ma in queste ore lavora come un calcolatore, per capire come farà a garantirsi la maggioranza e la totale autonomia in consiglio regionale se Futuro e libertà dovesse arrivare a quota cinque, e soprattutto come mettere a punto un rimpasto decente di giunta. La Stati è una variabile impazzita, ragionano nella maggioranza: in linea di principio alla bionda marsicana non converrebbe proprio per niente abbandonare il gruppo misto dove ha tutta una serie di privilegi economici non di poco conto, ma se passasse col gruppo di Fini potrebbe mirare a fare bingo. Un'ipotesi, per carità, dicono nel Pdl: ma se davvero arrivasse a quattro consiglieri, Fli potrebbe mettere sul tavolo la richiesta di un nuovo assessorato e la Stati a Fini domani mattina potrebbe proprio porre questa condizione, il ritorno nell'esecutivo nel caso dovesse uscire pulita dall'inchiesta su Abruzzo engineering. Uno scambio di condizioni che potrebbe stare bene a tutti e due: all'esigenza di moralità del partito di Fini (già messo a dura prova dall'ingresso di Catone) e all'ambizione di tornare nelle stanze del potere da parte della bionda Daniela.
Ma l'apertura a Fli potrebbe essere anche uno spariglio, è tipico degli Stati, dicono nel Pdl. E' già successo alle elezioni provinciali, prima guerra a Piccone poi tutti picconiani, «gli Stati possono giocare su più tavoli contemporaneamente» raccontano. E in questi giorni si parla anche di trattative con l'Udc da parte dell'ex assessore per il siluramento politico di Filippo Piccone nella Marsica, e questo presupporrebbe un accordo con Rodolfo D Laurentiis, ma sono chiacchiere appunto. Nuovi acquisti a parte, il Pdl non sembra granchè preoccupato della crescita dei finiani, la loro presenza in giunta con Alfredo Castiglione rappresenta una garanzia di lealtà per Chiodi & c, «stanno agitando una pistola a salve» è il commento più diffuso. Tanto più che nei loro frequenti attestati di stima per il presidente della Regione, si dichiarano appunto chiodiani. E semmai è proprio questo il punto, chiodiani sì, pidiellini no: l'azione di contrasto di Fli potrebbe esercitarsi proprio contro il Pdl, e Chiodi risulterebbe rafforzato a scapito di Piccone. Ma nel frattempo i futuristi trattano a tutto campo: in procinto di passare nel gruppo di Castiglione & c ci sarebbe un altro esponente della maggioranza e uno dell'opposizione. I sospetti si appuntano sul consigliere dipietrista Gino Milano, che negli ultimi tempi è apparso su posizioni critiche rispetto alla linea di Italia dei Valori, ma sono soltanto sospetti.
E in attesa degli interrogatori dei parlamentari Tancredi e Di Stefano per l'inchiesta sui rifiuti, Chiodi mette a punto le strategie per il rimpasto. Dovrà sostituire la Stati, introdurre in giunta un aquilano, e soprattutto placare il malumore e assecondare l'ambizione di qualche consigliere regionale teatino, che mal sopporta l'attuale assetto di giunta e che cavalca il totale flop dell'assessore Federica Carpineta sui precari e che punta magari a un giro di valzer più largo e a un rimpasto più esteso a danno naturalmente dell'assessora nominata da Chiodi. Ma tutto dovrà partire dai finiani. Impensabile, sostiene il capogruppo Pdl Gianfranco Giuliante, la politica dei due forni: «Stando alle dichiarazioni e ai documenti sottoscritti, la loro dovrebbe essere una posizione leale che blinda l'azione di governo. Ma è chiaro che se Fli si struttura come partito, e se acquisisce nuove fette di amministratori, la sua coerenza andrà misurata sul dato complessivo». Tradotto dal politichese significa che se i futuristi giurano fedeltà a Chiodi ma poi fanno saltare la giunta di Montesilvano, allora addio tattiche. Sarà guerra punto e basta.