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Data: 15/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Varata la Legge di stabilità - Tagli ai ministeri, tensione nel governo. Varata la finanziaria, che avrà il voto di fiducia. Berlusconi: «Se cado io cadono tutti»

Tremonti smentisce «Mai detto che la cultura non si mangia»

ROMA. Lo scontro sui tagli ai ministeri imposto da Tremonti mette in fibrillazione il governo. Il consiglio dei ministri approva la legge di Stabilità, la vecchia Finanziaria, sulla quale ci sarà il voto di fiducia. La definizione dei tagli ci sarà a gennaio ma il rinvio non placa le polemiche. Berlusconi, che deve fare i conti con la rivolta esplosa nel Pdl, nega che i sondaggi lo diano in calo («Non ho subito contraccolpi dalle vicende giudiziarie») e lancia un ultimatum ai ribelli del suo partito: «Non hanno capito che se cado io cadono tutti... Il voto è dietro l'angolo e ora bisogna trattare con Fini».
L'ok alla legge di stabilità arriva dopo una serie di telefonate notturne che servono a placare le ire di molti ministri che non accettano tagli che in alcuni casi vanno ben oltre il 10%. Deciso a far quadrare i conti pubblici senza correre il rischio di far cadere il governo, Tremonti fa sapere che è arrivato il momento di pensare allo «sviluppo» e annuncia che mercoledì prossimo ci sarà la prima riunione per la delega al governo sulla riforma fiscale.
La situazione è sotto controllo? Il più preoccupato è il ministro dell'Agricoltura, Giancarlo Galan, che offre una impietosa fotografia della realtà: «E' una tragedia. Il problema è che non ci sono soldi». Nel governo il malumore aumenta e Sandro Bondi, furioso, diserta il consiglio dei ministri che in mezz'ora e senza Berlusconi (da ieri è in Sardegna per la convalescenza dopo l'operazione al polso) ha approvato la legge di stabilità. «Non vado ad elemosinare risorse dal ministro Tremonti, chiedo solamente che venga continuata la politica di defiscalizzazione dei contributi privati al cinema italiano» spiega il ministrio dei Beni culturali.
La tensione sale alle stelle ma Tremonti, che in polemica con Bondi nega di aver detto «la cultura non si mangia...», ostenta sicurezza e in una conferenza stampa convocata a palazzo Chigi assicura che il governo è unito. «C'è stata una discussione estremamente responsabile, e una unanime condivisione delle opportunità e delle difficoltà che derivano dalla finanza pubblica di un grande paese in una fase critica» spiega il ministro dell'Economia per il quale il governo «avanza sulla strada dell'Europa» con due priorità: stabilità e sviluppo. A difendere Tremonti ci pensa Umberto Bossi, che gli rinnova «piena fiducia» e cita Bismarck: «Chi tiene la borsa tiene il potere e Tremonti è proprio un Cancelliere di ferro».
Alle opposizioni, agli studenti ma anche ai ministri che temono tagli pesanti, il titolare del Welfare, Maurizio Sacconi, risponde che la legge di stabilità «si potrà correggere entro l'anno». Una spiegazione che non convince Pier Luigi Bersani. «Mancano 5 miliardi di entrate. Non so che scelte Tremonti si appresta a fare ma i conti non sono a posto» taglia corto il segretario del Pd. Sulla questione interviene anche Italo Bocchino, che definisce «inevitabile» mettere la fiducia e spiega perché: «Le divisioni all'interno del consiglio dei ministri sono evidenti».
Ma ieri il governo e la maggioranza hanno avuto problemi anche in Senato. La senatrice Adriana Poli Bortone (IoSud) è riuscita a strappare il sì del Pdl ad un emendamento sul credito di imposta per le imprese del Sud e si è vista bocciare per un solo voto un emendamento che prevede la fiscalità di vantaggio sempre per il Mezzogiorno. Oltre che dai senatori finiani, il voto a favore è arrivato dall'Mpa, dall'Union Valdotaine e anche da due senatori meridionali del Pdl: Bevilacqua e Firrarello.

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