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Pescara, 18/04/2026
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Data: 15/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Venturoni pronto a tornare libero e assessore. Già oggi potrebbe essere scarcerato e rientrare in Giunta: c'è il parere favorevole della Procura

PESCARA - Da questa mattina l'assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, potrebbe tornare in libertà e nello stesso tempo tornare a sedere sulla poltrona più importante della Giunta presieduta da Gianni Chiodi, togliendo a quest'ultimo qualche problema di rimpasto.
Fino a ieri agli arresti domiciliari perchè coinvolto, quale principale protagonista insieme all'imprenditore Rodolfo Di Zio, nello scandalo dei rifiuti per la realizzazione dell'inceneritore di Teramo, con l'accusa di corruzione, oggi potrebbe dunque tornare in pista a meno che il Gip non decida, fatto ritenuto improbabile, qualche misura alternativa come l'obbligo di dimora.
I suoi legali hanno presentato qualche giorno fa un'istanza di scarcerazione al Gip Guido Campli che entro oggi, per scadenza dei termini, dovrà comunque decidere. Sembra a questo punto scontata la scarcerazione in quanto l'assessore, che fino ad oggi non si è mai dimesso dal suo incarico in seno alla Giunta (è stato soltanto sospeso per legge) ha già incamerato un parere favorevole dal pool di magistrati che sta indagando (il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi e i sostituti Anna Rita Mantini e Gennaro Varone) sulle attività delle società cui Venturoni era presidente anche dopo essere stato nominato assessore da Chiodi che, all'epoca, era sindaco di Teramo: la Team Ambiente e la Team Tec, società pubblico-private tra il Comune di Teramo e l'imprenditore privato Di Zio, monopolista del settore in Abruzzo. Un parere favorevole cui si potrebbe dare una duplice lettura. La prima è che nell'interrogatorio di garanzia Venturoni avrebbe chiarito alcuni aspetti della complessa vicenda. Ma questo sembra poco credibile, prima di tutto perchè semmai la scarcerazione sarebbe arrivata molto prima, secondo perchè, da quanto è dato sapere, l'assessore non avrebbe apportato nulla di nuovo alle indagini, ma anzi avrebbe fornito soltanto la sua verità che è molto lontana da quella della Procura. La seconda lettura, molto più percorribile visto che indirettamente è confermata dalla stessa Procura nelle motivazioni favorevoli alla scarcerazione, è legata al fatto che le indagini condotte fino a ieri dai magistrati non renderebbero più necessaria la permanenza ai domiciliari dell'assessore. Insomma, la sensazione che viene fuori è che la Procura abbia ormai blindato le sue accuse con riscontri che potrebbero far ritenere virtualmente chiusa l'indagine. E dunque con la possibilità, che dovrà essere ancora vagliata dai magistrati, di un possibile giudizio immediato che smorzerebbe sul nascere le proteste di quei politici (da Chiodi al senatore Pastore) che dal 22 settembre, data degli arresti, hanno lanciato accuse alla magistratura parlando a sproposito di "inchiesta soufflè" senza conoscere neppure una riga del procedimento. L'unico ostacolo al giudizio immediato potrebbe essere un fatto tecnico, di termini, ma la sostanza non cambierebbe. Restano però altri passaggi obbligati: riguardano gli interrogatori dei due parlamentari coinvolti nell'inchiesta e accusati di concorso in corruzione e cioè i senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano. Per il primo l'interrogatorio è stato fissato per questa mattina, per il secondo il suo legale aveva dato delle indicazioni e la prima data utile è quella del 29 ottobre prossimo. Due interrogatori che potrebbero non rivestire un grosso significato per l'indagine in quanto, come noto, prima di poter procedere nei loro confronti la Procura dovrà chiedere al Senato l'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni che li coinvolgono non direttamente: nel senso che non erano loro le utenze intercettate, ma le loro conversazioni, oltremodo significative, erano casuali. Un'autorizzazione non concessa neanche per Cosentino.
Intanto ieri la polizia ha acquisito nuove carte relative alla Ecoemme di Montesilvano dal 1998 al 2001.

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