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Pescara, 18/04/2026
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Data: 15/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Santoro si appella al "popolo": «Petizione alla Rai, firmate tutti» Attacco a Berlusconi: «Noi siamo forti e a lei non va bene» (Guarda il video)

«Io sono qua, perchè voi, miei cari telespettatori, avete voluto che io qua fossi. Vi chiedo allora - dice «Michele chi?», come lo chiamava l'ex presidente di Viale Mazzini, Enzo Siciliano - di raccogliere in ogni caseggiato, dove si ascolta "Annozero", una semplice dichiarazione. Così formulata: "Io sono un abbonato della Rai e non voglio essere punito al posto di Santoro. Se dovete punire lui, punitelo. Ma non interrompete il suo e nostro programma"». Nei prossimi giorni, aggiunge il conduttore espulso dal video per dieci giorni e per due puntate, «vi diremo ancora meglio che cosa dovete fare con esattezza». Santoro, lanciando il suo grido di resistenza di massa, s'aspetta milioni di lettere di protesta che dovranno arrivare fino al Settimo Piano di Viale Mazzini. Per dare una scossa al presidente Garimberti - da sempre santorianamente considerato troppo timido e impaurito di fronte al potere berlusconiano gestito in Rai da Mauro Masi - perchè trovi il coraggio di battere un colpo.
Incalza la Grande Vittima, che stavolta sembra avere buon gioco contro i suoi avversari: «Io voglio affrontare da solo i problemi che mi riguardano ma voi, che seguite la nostra trasmissione, avete diritto a non vedere i vostri cervelli ridotti ad un'unica marmellata televisiva. Se noi faremo vedere quanti sono quelli che riconoscono la dignità del lavoro e la diversità del lavoro, avremo dimostrato che questa non è solo l'anteprima di "Annozero" ma di un anno nuovo».
La "gens santoriana" dunque si mobiliterà? Cominceranno adesso giornate di raccolta di firme e di dichiarazioni a favore non tanto di Santoro - che dice di aver subito una «punizione umiliante» - ma «in difesa della televisione» libera con cui Egli identifica se stesso? Ma certo. Il Comandante Michele, come un vero leader di piazza, televisiva e non, occuperà la scena nelle prossime settimane, convinto della vittoria: «Ho dalla Rai vado via io o va via lui», dice a proposito di Masi. Ed è convinto che a gettare la spugna sarà il direttore generale. «Io sono stato minacciato pure dalla mafia», narra Santoro: «E non ho paura di niente. Anche perchè se ho fatto qualche errore, l'ho fatto in buona fede. Dieci giorni di sospensione non si danno in Rai neppure a uno che ha rubato. E per me, essere trattato come un ladro non è simpatico e non lo è neppure essere cacciato con ignominia». Ora s'arrabbia davvero: «La madre dei cretini in Italia resta incinta quotidianamente. Questo spiega il fatto che c'è chi considera quella fra me e Masi una lotta personale o una sorta di Stanlio e Ollio». No, è una questione di democrazia. Ed eccoci a Berlusconi. «Caro presidente del consiglio, noi non siamo l'opposizione. Siamo il primo programma d'informazione della tivvù italiana, e siamo vincenti: e lei nun ce vo' sta'!».
Intanto, Santoro affronterà un arbitrato interno, anche se preferirebbe rivolgersi ai giudici convinto di spuntarla, e si fa difendere in studio dai suoi ospiti. Non solo Bersani, il quale spiega: «Punendo Santoro la Rai s'è auto-picconata. E' come se l'Eni, per punire un suo impiegato, chiudesse per dieci giorni l'erogazione del gas». Ma anche l'azzurro Formigoni - nonostante piova subito una dichiarazione di Capezzone a nome del Pdl: «Da parte di Santoro, un comizio privato fuori dalla realtà» - si schiera con la Grande Vittima: «Andava ammonito, non espulso. La Rai ha sbagliato». E via così.
La trovata del Michele Infuriato che s'appella al popolo è comunque spiazzante. Perchè da una parte gli consente di giocare il ruolo del difensore dei consumatori. E dall'altra - insistendo sul fatto che le due puntate soppresse debbano andare in onda - diventa il paladino dell'azienda Rai, la quale non può permettersi di rinunciare ai pingui introiti pubblicitari procurati da «Annozero» e non può scassare il bilancio solo per favore un favore a Berlusconi e a Masi. Il resto, stavolta, non è «Bella ciao» fischiettata in diretta, ma Santoro che canta, insieme al pubblico in studio, la celebre canzone di Giorgio Gaber: «La libertà non è star sopra un albero, / non è neanche il volo di un moscone, / la libertà non è uno spazio libero, / libertà è partecipazione».

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