PESCARA - Dignità, niente altro. La vuole indietro Daniela Stati, dignità umana e politica. Altro che auto blu e segretari: non le interessa il posto in giunta, non è per questo che andrà oggi a Roma da Gianfranco Fini e Adolfo Urso, non stanno in questa aspirazione le ragioni dell'incontro, niente affatto. Replica così l'ex assessore alla Protezione civile alle illazioni del Pdl, se si avvicina a Futuro e libertà è solo perchè è stanca e delusa dal partito di Berlusconi. Ma è un giorno agitato anche per i futuristi, in serata arriva la notizia della nomina di Giampiero Catone a coordinatore regionale del partito, un colpo al cuore per Castiglione. Anche se Emilio Nasuti minimizza: «E' un organigramma di partenza, e poi Catone è un parlamentare che ha lasciato il Pdl, ovvio che tocchi a lui». Ma il malessere è destinato a scoppiare. Una nomina annunciata: due giorni fa Catone aveva diramato mail per annunciare l'organizzazione di incontri aperti al pubblico nelle quattro province abruzzesi per parlare di Futuro e libertà, condita da un attacco neppure velato al solito Castiglione. Prove di competizione, in ballo c'era appunto la leadership del partito.
«Non sono assolutamente intenzionata a rientrare in questa giunta regionale - spiega invece Daniela Stati - Non mi interessa avere l'auto blu o grigia oppure il titolo di assessore, le mie riflessioni attuali e le mie decisioni eventuali sono sganciate da ogni ipotesi di incarico. Lo ripeto ancora una volta: rivoglio soltanto la mia dignità». Ed è per questo che rivolge un nuovo appello a Silvio Berlusconi, «per invitarlo a venire all'Aquila per fare chiarezza sulla vicenda che mi vede coinvolta. Non vuole venire? Mi basterebbe anche una sua lettera. Ma purchè batta un colpo». E' lapidaria la Stati sul Pdl, eccole le ragioni dell'avvicinamento a Fini: «Sull'attuale situazione politica devo prendere atto che solo gli uomini di governo vicini a Fini hanno avuto la sensibilità, bontà loro, di ascoltarmi. Non c'è stato un solo esponente nazionale del Pdl che abbia preso in mano le redini della situazione Abruzzo. Non c'è stato un momento di confronto per capire cosa sta accadendo. Come nel triste combattere dei gladiatori al Colosseo, mors tua vita mea. Nessun momento di riflessione politica che abbia visto la mia partecipazione, per capire le mie ragioni e per riflettere su tutto ciò che sta sconquassando la politica abruzzese, inchieste comprese». La Stati vede il ripetersi di un triste rituale, il chiacchiericcio e la disinformazione «tendente a mettere in cattiva luce i consiglieri regionali non allineati. Voglio ricordare agli immemori che ancora oggi c'è gente che patisce la restrizione degli arresti, che ci sono inchieste in corso pesantissime, la cui conclusione a nessuno di noi è dato di capire». Quindi stop al toto-assessore: «Parafrasando il film Titanic mi sembra tanto di vedere passeggeri di prima classe che brindano a champagne con il pianoforte che suona, mentre la nave prende acqua, comincia a piegarsi su se stessa e ad affondare». Un paragone che calza a pennello, il cui destinatario forse è Chiodi e forse è tutto il Pdl.