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Pescara, 18/04/2026
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Data: 15/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Penne, ecco come agiva la cricca. L'accusa ipotizza un giro di corruzione dietro i dossier urbanistici

La chiusura di alcuni filoni dell'inchiesta sulla cosiddetta "cricca vestina" ripropone un sistema di cattiva amministrazione che sta purtroppo diventando denominatore comune in molte, troppe amministrazioni pubbliche gestite sempre più in maniera personalistica e a fini di arricchimento personale, da personaggi posti ai vertici delle varie strutture pubbliche.
A Penne, per quanto riguarda ad esempio le questioni urbanistiche (che figurano nel filone più delicato in quanto ai protagonisti, fra gli altri reati, viene contesto anche quello di corruzione), sempre al centro della maggior parte delle inchieste per quel perverso rapporto tra amministratori e imprenditori, l'ex assessore Rocco Petrucci e il suo presunto socio di studio, l'assessore Alberto Giancaterino, avevano trovato il modo di far soldi sfruttando le loro rispettive posizioni.
Petrucci agiva, sempre secondo l'accusa, sugli imprenditori che si rivolgevano al suo studio di ingegneria, garantendo il buon fine delle pratiche grazie appunto all'opera che Giancaterino svolgeva invece all'interno del Comune con il dirigente della ripartizione urbanistica, Antonio Mergiotti. Le parcelle professionali che emetteva Petrucci, sempre secondo l'accusa, costituirebbero la prova della corruzione: erano infatti piuttosto pesanti in quanto dovevano essere divise con il socio, l'assessore Giancaterino. Ed è questo il sistema, collaudato, che stando al Pm Varone era in uso al Comune di Penne e che ha portato alle contestazioni di corruzione. In questo filone compare anche l'attuale sindaco Donato Di Marcoberardino, ma a suo carico non c'è nessuna ipotesi di corruzione, soltanto quella di concorso in abuso d'ufficio. A tirarlo dentro in questo specifico episodio è l'assessore comunale Femio Di Norscia che si adopera per far passare una proposta di programma integrato che riguardava dei suoi parenti: una compravendita di un terreno che il Comune cede al parente di Di Norscia a 36 euro al metro quadro e che alla fine riacquista dallo stesso soggetto a 100 euro al metro quadro.
Ancora da definire è invece il filone che riguarda l'assunzione di alcuni collaboratori amministrativi in Comune e che peraltro fu la causa scatenante di questa inchiesta che si allargò a macchia d'olio grazie soprattutto al lavoro investigativo svolto dai carabinieri del capitano Massimiliano Di Pietro. Altro filone non ancora chiuso, e che potrebbe diventare a questo punto il più delicato di tutti, riguarda la posizione del sindaco di Farindola, Antonello De Vico, coinvolto nell'inchiesta madre in quanto appartenente alla Comunità Montana Vestina. Sulla sua posizione magistrato e carabinieri stanno ancora indagando tanto che sabato scorso è stato interrogato di nuovo dai militari a Penne per chiarire alcuni aspetti della vicenda.

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