Agli incontri con i suoi avvocati, seguirà quello con una pattuglia di quei forzisti che sono, come sostiene la Biancofiore, «la sua task force pronta ad intervenire qualora qualcuno pensasse al governo tecnico». Questa eventualità è un vero e proprio incubo che spinge il Cavaliere a cercare nella maggioranza quell'accordo rifiutato sino a qualche settimana fa.
Il tentativo di trovare un'intesa con i futuristi prosegue sotto la regia di Gianni Letta, anche se il rimescolamento previsto nel partito - necessario al riavvicinamento con Fli - deve fare i conti con la pattuglia di ex An che continuano a chiedere garanzie. Il fronte degli ex colonnelli di An non è monolitico e La Russa continua a sostenere più o meno in pubblico che «Gasparri è un ingrato visto che l'ho fatto crescere».
Se gli ex di An rappresentano un problema per il Pdl, i futuristi di Bocchino e Viespoli vengono ormai considerati come una vera e propria spina nel fianco che «non dirà mai un "sì" fermo e deciso all'azione del governo». La riforma della giustizia, con in testa lo scudo-giudiziario che lo metta al riparo dalle incursioni delle toghe, è in cima alle preccupazioni del Cavaliere che invece non vorrebbe aprire nessuna trattativa sulla legge elettorale. I futuristi però non ci stanno. Aprono sul lodo Alfano e sull'eventuale legittimo impedimento-bis, ma non sembrano nemmeno prendere in considerazione uno scudo in grado di difendere comunque Berlusconi. Anche qualora non dovesse essere più a palazzo Chigi. «Se si fa finta di non considerare che il problema da risolvere è quello, non facciamo molta strada!», sostiene l'azzurro Enrico Costa.
«Vogliono tenerlo incollato alla poltrona di premier e rosolarlo piano-piano», spiega un ministro che ormai è un habituè delle cene del correntone azzurro al ristorante "La Spiga" di Roma. Il rinvio di un'altra settimana della presentazione della riforma della giustizia, conferma come l'intesa nella maggioranza non sia stata ancora raggiunta. D'altra parte Ghedini ha illustrato alla finiana Giulia Bongiorno solo i punti principali della riforma. E' comunque bastata una generica illustrazione (separazione delle carriere e riforma Csm e stretta sulle decisioni della Consulta), a far storcere il naso agli esponenti di Fli e a provocare più di una perplessità da parte del Quirinale. Al punto che l'altra sera Letta e Alfano sono volati in Sardegna per consigliare al Cavaliere il rinvio di un'altra settimana della presentazione del testo in consiglio dei ministri.Malgrado gli alleati e le procure, Berlusconi continua nella sua "linea-zen" consigliata da Letta, ma è sempre più convinto che stavolta «non si debba mollare» e che la riforma della giustizia - annunciata in tutte le campagne elettorali - «non sia più rinviabile».
In attesa del via libera dei finiani, il Cavaliere continua ad avere più di un problema con i ministri che più hanno subito i tagli del ministro dell'Economia. Sandro Bondi continua a pensare alle dimissioni da ministro della Cultura e c'è chi pensa ad un suo impegno esclusivo nel Pdl. Ipotesi difficile da realizzare, vista la difficoltà a sostituire gli attuali tre coordinatori con i più giovani Alfano, Gelmini e Meloni. Forse per il Cavaliere la strada più facile in vista delle elezioni, resta quella consigliata da molti forzisti della prim'ora: fare un altro partito lasciando morire il Pdl.