Rimpasto ovvero azzeramento di giunta. Lo chiede l'Udc e lo chiede il neonato gruppo di Fli: entro fine mese la pratica dovrà essere chiusa o sono dolori. Per Albore Mascia sarà difficile continuare a tergiversare: a complicare le cose per lui è stata nelle ultime ore la nomina di Giampiero Catone a coordinatore regionale dei finiani (Fli) al posto del più moderato Alfredo Castiglione: quest'ultimo avrebbe offerto maggiori garanzie di controllo su Marinucci, Lerri e Caroli, i tre dissidenti confluiti dal Pdl a Fli; non così Catone che confermerà le richieste avanzate da tempo con decisione e fermezza: riconoscimento di dignità al gruppo e dunque revisione e riattribuzione delle deleghe di giunta. Per Mascia appare a questo punto più agevole ricucire con l'Udc e sarà per questo - ma non solo - che s'è affrettato giovedì a riallacciare rapporti diplomatici, se non cordiali, con il capogruppo Enzo Dogali, con Vincenzo Di Noi , Licio Di Biase e con l'affiliato Roberto De Camillis dopo le sue avventate, e dicono in parte rimangiate, dichiarazioni contro l'Udc pubblicate su un giornale. Il rimpasto di giunta, comunque già in programma, dovrà essere accelerato se la maggioranza al Comune di Pescara vorrà evitare di rischiare scivoloni più gravi. Il Pdl punta a inserire Foschi (a fargli posto dovrebbe essere D'Ercole); ma lo stesso Pdl dovrà forse rinunciare a qualche assessorato o a qualche delega di rilievo se è vero che l'Udc preme per una redistribuzione più equa in termini di peso e visibilità politica. Andare all'incasso potrebbe essere più facile all'Udc se Dogali metterà sul tavolo la presidenza del consiglio comunale (possibile se Di Biase andrà alla presidenza del Tsa). Pescara Futura sarebbe pronta a rinunciare alla Seller lasciando l'assessorato rosa all'Udc (che non è però d'accordo in partenza) in cambio di un'altra poltrona in giunta per Santilli. Nel mezzo ci sono i consiglieri di Fli e c'è Catone, che detterà condizioni a Pescara come anche a Montesilvano: qui il dimissionario sindaco Cordoma ha speranze di futuro se rientrerà lo strappo con i "ribelli" capitanati da Vittorio Catone, nipote di Giampiero, finora sordi agli appelli di Piccone. E se Teodoro strizza l'occhiolino ai finiani, anche in Provincia sarà allarme rosso.