Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.246



Data: 17/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Filovia, 5 anni di frasi tra sedie elettriche e zona Cesarini (Guarda)

PESCARA. «Non ho cambiato idea. Il progetto non mi piace: sono contrario alla sedia elettrica, ma anche contro la pineta elettrica». In un pomeriggio di sole, che fosse la primavera del 2005 o l'ottobre del 2008, i politici di centrosinistra alternati a quelli di centrodestra, hanno passeggiato sulla strada costeggiata da Villa Sabucchi e dalle vecchie case di ferrovieri ascoltando i rimbrotti di capannelli di gente, invocando la salvezza della strada parco e perfino scongiurando la condanna a morte per quello spicchio tornato a rivivere con i palloni e le bici dei bambini. E' il 2007, l'anno in cui l'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco, stimolato nell'immaginazione dalla via circondata dalle aiuole diventate una «pineta», paragona la filovia alla sedia elettrica e ribadisce il suo no.
Tre anni prima, era stato a passeggiare tra la gente della strada parco in una fase ancora incerta: filovia, mezzi ecologici, a basso impatto, veloci, trasporti di massa, la rivoluzione della mobilità, addirittura la metropolitana leggera da Teramo a Chieti vagheggiata dal governatore. E in quella passeggiata aveva sentenziato: «Vogliamo buttare a mare l'idea folle di riempire una zona che viene chiamata parco con fili ed elettricità. Mi batterò fino alla morte per conservare i fondi anche in presenza di un altro progetto».
La strada parco viene inaugurata nel 1995 dall'ex sindaco Carlo Pace e ottiene 31 milioni di euro grazie soprattutto al lungo lavoro dell'allora sottosegretario Nino Sispiri. Ma che progetto realizzare? «Un trenino come quello di Disneyland, cioè su gomma e con vagoncini coperti», fantastica qualcuno mentre la discussione inizia a infiammarsi e le frasi diventano entusiastiche: «La filovia sarà il nostro simbolo, la nostra Tour Eiffel», dice l'allora presidente della Gtm, Riccardo Chiavaroli. Anni in cui, l'ex sindaco Luciano D'Alfonso spalleggia l'idea della metropolitana leggera andando a Milano per incontrare i vertici dell'azienda che aveva realizzato la metropolitana milanese. Dibattiti, convegni, tavoli, incontri - lo stesso ritornello degli ultimi due mesi - con D'Alfonso che viene sollecitato più volte a parlare chiaramente, tacciato di silenzio, ma che una sera rinfranca i cittadini: «L'appalto si può sospendere anche all'89º minuto».
Nel tourbillon delle dichiarazioni, Enzo Cantagallo, ex sindaco di Montesilvano, è fermo, contrario a quel progetto e si spinge fino al commovente amarcord: «Torneremo indietro di 30 anni, quand'ero bambino e andavo al mare e prendevo il tempo regolandomi in base alla chiusura del passaggio a livello del treno».
«Abbiamo vinto»: brinda Chiavaroli nel 2006 mentre attende il sì ufficiale da parte della direzione trasporti della Regione, quell'approvazione che manda su tutte le furie Cantagallo: «Se la gara d'appalto della filovia andrà avanti, io blocco tutto. Pronte iniziative clamorose».
E' sempre il 2006, quando nella sala gremita del consiglio comunale sale fragoroso l'applauso del no alla filovia sottolineato con franchezza da D'Alfonso: «A intuito, penso che il vostro applauso non intercetterebbe il consenso del consiglio comunale».
E due anni dopo, nel 2008, l'ex sindaco di Pescara chiosa: «Il filobus è un progetto datato, voglio ridiscutere con la Gtm». (p.au.)

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it