Decadono sospensione e stipendio ridotto. Pagano: «Non è previsto per chi ha l'obbligo di dimora»
TERAMO. «Lanfrà, ma chi si cumbinate?», dice Chiodi. E lui, Venturoni, non resiste e l'abbraccia per strada, quasi come una scena strappalacrime di «C'è posta per te».
Sono le 11 in punto di ieri. L'incontro in piazza Sant'Anna a Teramo, sotto casa del governatore, tra Gianni Chiodi e l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, liberato dagli arresti domiciliari 48 ore fa, non sembra casuale. Il presidente della Regione si attarda accanto all'auto blu, fino a che non arriva il fuoristrada nero da cui scende Venturoni.
C'è il saluto, quindi l'abbraccio stile De Filippi, prima che Chiodi tagli subito la testa al toro e risolva, con appena due battute, il caso-Venturoni, che ha l'obbligo di dimora a Teramo. «Lanfranco resta assessore alla Sanità», dice, «e se non può partecipare alle giunte, vorrà dire che ci collegheremo con lui in videoconferenza».
Venturoni si commuove e comincia a raccontare le sue vicissitudini. Parla delle accuse che ritiene infondate, stringe la mano a un paio di cittadini che gli dicono: «Assesso', tutta la mia solidarità», ripete la battuta: «Niente fax, niente telefono e niente rotture: mi sono riposato per 23 giorni» e Chiodi ribatte: «Ma ora la pacchia è finita».
Così, in piazza, lontano dalle stanze istituzionali della Regione, con un abbraccio, due battute e davanti alla macchinetta fotografica, Chiodi dà la fiducia all'assessore tornato in libertà ma sempre indagato per la rifiutopoli d'Abruzzo. In parole semplici, Venturoni può tornare nella squadra di governo regionale per riprendere in mano il discorso del taglio delle spese della sanità. Anche se, dal punto di vista penale, ha l'obbligo di non uscire dai confini del Comune di Teramo. E se chiederà di farlo, per partecipare a giunte o riunioni sulla sanità, il permesso dipende solo dai giudici pescaresi che così, sulla carta, ne controllano l'attività politica.
Ma è un ostacolo per Venturoni comunque superato. Come? Il governatore in piazza è stato chiaro e anche pratico: «Vorrà dire che ci collegheremo con lui in audioconferenza», ha dichiarato.
Così come è superato il secondo ostacolo, quello amministrativo della doppia sospensione dalle cariche di assessore e consigliere regionale scattata, per legge (la 55 del 1990) il 22 settembre, con gli arresti domiciliari.
«Venturoni non è più sospeso», spiega Nazario Pagano, presidente del consiglio regionale, «è tornato ad essere assessore e consigliere regionale perché la legge prevede la sospensione automatica dagli incarichi in caso di detenzione in carcere, arresti domiciliari e in casa di cura, e non per la misura degli obblighi di dimora».
Venturoni riottiene lo stipendio «e se non può essere presente in giunta o in consiglio», chiude Pagano, «non rischia alcuna sanzione prevista per chi fa assenze, perché il provvedimento dell'obbligo di dimora rappresenta per lui una chiara causa di forza maggiore».