MONTESILVANO - Non è più necessario sfogliare la margherita: Cordoma vuol ritirare le dimissioni e secondo voci accreditate lo farà entro la fatidica data del 20 ottobre, ponendo fine ad una crisi politico-amministrativa che stava paralizzando la città. Per quell'occasione sarà fumata bianca a Palazzo di città e in molti tireranno un sospiro di sollievo tranne il Pd che ha combattuto a favore delle dimissioni. Per altri invece "ricucire" in momenti così difficili equivale a ridare fiato all'edilizia, ai tanti progetti del Comune, alle opere pubbliche appena avviate (si pensi alle 4 nuove scuole). Se dovesse capitare il contrario sarebbe una "mazzata" nei vari settori dell'economia locale. L'arrivo del commissario si trasformerebbe in una iattura per Montesilvano; resterebbero al palo decine di iniziative.
Ma se il sindaco ritira le dimissioni, i ribelli che fanno? Sono disposti - fanno sapere - ad un appoggio esterno su determinati punti programmatici, per altre questioni decideranno di volta in volta. E ieri hanno incontrato il senatore Fabrizio Di Stefano per valutare la situazione nella sua globalità mentre domani dovrebbero sentire il coordinatore regionale Filippo Piccone per lo stesso motivo.
Ed il sindaco che dice? "Devo ancora valutare - dichiara cauto il primo cittadino di Montesilvano - se ritirare o meno le mie dimissioni, nonostante abbia ricevuto da più parti continue pressioni (persino da qualcuno dei ribelli ndr) a fare marcia indietro. Il timore è che fra una decina di giorni potrei essere costretto a ripresentarle di nuovo". "Noi siamo pronti ad appoggiarlo - ribatte il consigliere Paolo Cilli - ma dovrà prima chiederci scusa per averci chiamati traditori. Aspettiamo comunque di sentire Piccone".
Insomma la presa di posizione del sindaco, sconfitto in consiglio dal voto contrario dei ribelli sull'equilibrio di bilancio il 29 settembre, sembra essersi addolcita ed il buon senso sta prevalendo sui personalismi. Intanto al consiglio di lunedì arriva l'abrogazione del famoso comma 14 art.26: tutti d'accordo a bocciarlo definitivamente, per evitare che i costruttori possano beneficiare del premio volumetrico del 20%. Un regalino che si trasformerebbe in altri 50 mila metri cubi di cemento sulla città. In teoria sono pronti a votarlo tutti i consiglieri, ma bisognerà poi procurarsi il nulla osta di Provincia e Regione e convocare la conferenza dei servizi. Considerata la lentezza della burocrazia, ce la faranno a predisporre le "carte"? Questa norma-truffa dell'art. 26, bloccata da Cordoma nel 2007, ha permesso in passato di avvalersi di abbuoni di volumetria, a patto che il costruttore avesse venduto a determinate categorie sociali (giovani coppie, anziani soli, portatori di handicap ecc.). Il regalo del 20% se lo sono presi, ma gli appartamenti sono stati venduti a chiunque, senza controllare se l'acquirente avesse quei requisiti.