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Pescara, 20/06/2026
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Data: 18/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Sindacati divisi dopo il corteo Fiom. Mal di pancia anche nel Pd. Bersani: vicini alle richieste dei lavoratori

D'Alema: prestare attenzione a quello che è accaduto a Roma per aprire un nuovo corso politico

ROMA. All'indomani della manifestazione della Fiom, si allarga la frattura fra i sindacati. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni dice che, dopo aver sperato in un «rapido riavvicinamento» con la Cgil, è rimasto deluso riscontrando una distanza di «anni luce» e ancora attacchi alla sua persona e a Cisl e Uil da cui, contesta, il segretario uscente della Cgil Guglielmo Epifani, non ha preso una distanza netta. Ma Epifani rivendica una manifestazione «grande, pacifica e non violenta», «non come pensava Bonanni», che viene ripreso anche sul fronte delle buone maniere: «E' buon costume attendere almeno 24 ore per commentare le manifestazioni degli altri». E aggiunge: Bonanni «può naturalmente avanzare tutte le critiche che ritiene ma non può intromettersi nelle scelte interne della Cgil».
Un botta e risposta continuo che fotografa bene il confronto aspro tra i sindacati. Bonanni si dice dispiaciuto del fatto che quella di ieri a Roma non sia stata una «piazza sindacale» ma piuttosto politica, «che ricercava l'unità della sinistra e della Cgil» e in cui Epifani ha parlato di un prossimo sciopero generale. Il numero uno della Cisl invita così i riformisti della Cgil «ad aprire gli occhi su slogan e offese personali». Il solco appare profondo soprattutto tra Bonanni ed Epifani. La Cisl non nasconde di attendere il nuovo segretario, Susanna Camusso, che si insedierà il 3 novembre, anche se, «sarà difficile tornare indietro ma spero si possa trovare con lei le vie per una sintesi che ci riporti all'unità». Epifani risponde caustico: dice di non pensare che «sia utile che la Cgil attenda un nuovo segretario della Cisl per riaprire un discorso unitario» fra sindacati.
Anche la Uil, con il segretario confederale Paolo Pirani, giudica la piazza di ieri «una grande manifestazione politica», con «l'anima politica e antagonista della Fiom che continua a condizionare pesantemente le politiche della Cgil». E vede nelle parole di Epifani «una contraddizione evidente: da un lato aderisce al tavolo per uscire dalla crisi e dall'altro di sciopero generale che colpisce l'impresa».
Il giorno dopo la manifestazione, si interroga e si divide anche il Pd, dove non sono pochi i mal di pancia, soprattutto fra gli ex popolari, per quella piazza troppo «rossa». Pier Luigi Bersani traccia la sua linea: lontano dal corteo per le divisioni tra i suoi, ma vicino alle istanze dei lavoratori. «Alle manifestazioni partecipano le persone, non i partiti, che come ha giustamente detto Bersani devono sapere ascoltare e capire», sottolinea Massimo D'Alema. «Il nostro partito - aggiunge - non ha il compito di discutere se deve o non deve partecipare a una manifestazione». La politica, però, «deve farsi carico del malessere del mondo del lavoro», osserva il presidente del Copasir, e un grande partito come il Pd «non può non prestare attenzione - sostiene - a quel che è accaduto ieri a Roma per aprire un nuovo corso politico». Ma c'è anche chi, come il deputato Giorgio Merlo, avverte che «non si costruisce una prospettiva di governo seria e credibile con gli estremismi politici e sindacali». Mentre per Marco Follini «il nostro è un partito tricolore: non può essere un tripudio di bandiere rosse e neppure sembrarlo».

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