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Pescara, 20/06/2026
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Data: 18/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Inchiesta Enav, indagato Pugliesi. I pm: ipotesi di falso in bilancio. Sotto osservazione l'attività di tutto il consiglio d'amministrazione

ROMA - Era partita in sordina, l'inchiesta sull'Enav. Sembrava una delle tante indagini sulle assunzioni facili; una "parentopoli" simile a quelle che hanno sporcato l'immagine di tante altre società di Stato e persino dei vecchi servizi segreti. Invece, da qualche settimana, il pubblico ministero romano Emanuele Di Salvo e il suo procuratore, Giovanni Ferrara, hanno la netta sensazione di avere messo le mani in una vicenda decisamente più rilevante. Che ha connessioni anche con l'inchiesta sulla banda di Gennaro Mokbel e con l'affare Digint, al centro delle indagini del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo sulla mega truffa Fasteweb-Telecom Sparkle.
Guido Pugliesi, l'amministratore delegato dell'Enav, sarebbe già stato iscritto nel registro indagati della procura di Roma, dopo che un rapporto della Guardia di Finanza avrebbe allungato pesanti dubbi sulle attività sue e dell'intero Cda dell'azienda in occasione dell'approvazione dei bilanci 2006 e 2007. In quegli anni, il decreto legge sui requisiti di sistema impose all'Enav di abbassare le tariffe, tagliando i suoi costi del 5 per cento e contenerli - almeno per il 2006 - sotto il tetto dei 487,9 milioni di euro. Un risparmio che avrebbe dovuto consentire alle compagnie aeree in genere, e all'Alitalia in particolare, di pagare meno i servizi di controllo del traffico aereo, favorendo il rilancio del trasporto aereo. C'erano persino dei premi in denaro per i manager, nel caso in cui quel tetto fosse stato rispettato. Che ovviamente sarebbero stati incassati.
Ebbene, secondo un rapporto della Guardia di Finanza, esistono documenti contraddittori sull'effettiva rispondenza tra costi dichiarati e costi sostenuti. Ad esempio, i segugi della Finanza avrebbero trovato un documento interno dell'Enav in cui accanto alla cifra di 487 milioni indicato come "target" di consuntivo 2006, ne sarebbe annotata un'altra di 498 milioni come "risultato raggiunto". Il pm di Salvo ha incaricato un perito commercialista di verificare nuovamente quei conti; perchè se fossero stati incassati i premi previsti dopo aver truccato i conti, potrebbe scattare anche l'accusa di truffa ai danni della società. E le prime indiscrezioni che riguardano il lavoro del perito, che dovrebbe consegnare la sua relazione entro novembre, dicono che potrebbe aprirsi un'altro capitolo delicato in questa inchiesta sulla gestione Enav targata Guido Pugliesi. Si tratterebbe dell'acquisto, da parte dell'Ente di assistenza al volo, della società Vitrociset, avvenuto a fine 2006. Il prezzo fissato dopo una lunga trattativa che vide alternarsi al tavolo diversi consulenti, fu di 108 milioni. Che tuttavia non furono contabilizzati come "costi operativi" nel bilancio di quell'anno, trattandosi piuttosto di un investimento.
Il sospetto della procura è che quel prezzo pagato fosse decisamente elevato per l'effettivo valore di Vitrociset, la società della famiglia Crociani che si occupava di manutenzione del sistema radar delle aree aeroportuali e che sopravviveva essenzialmente grazie alle commesse della stessa Enav. Svuotata di quei contratti, Vitrociset valeva (secondo i primi consulenti interpellati, cioè la Bain&Co) appena 80 milioni, a fronte di una richiesta di 220 milioni da parte dei Crociani. Evidentemente, Pugliesi decise di andare incontro ai venditori: cambiò consulenti e cambiò metodo di valutazione, fino ad arrivare al prezzo pagato di 108 milioni. Annunciando però che quell'acquisto "strategico" avrebbe consentito un guadagno di 12,8 milioni nel 2007 e di altri 14 nel 2008. Invece, a leggere le carte, il guadagno totale del biennio fu di meno di 4 milioni complessivamente. E che la Vitrociset, forse, fu sopravvalutata. Per motivi che la procura intende accertare.

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