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Data: 19/10/2010
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Sospeso 10 giorni il «Santoro» dei ferrovieri Dante De Angelis. Lasciato a casa dopo aver dato solidarietà ai licenziati di Melfi. Le Fs: dichiara il falso

MILANO - «Dieci giorni di sospensione, neanche fossi Michele Santoro...». Ci risiamo. Dante De Angelis, il macchinista salito alla ribalta della cronaca per essere stato licenziato per ben due volte dalle Fs e per altrettante volte reintegrato al suo posto dal giudice, torna a far parlare di sè. Suo malgrado. Questa volta è stato sanzionato, proprio come il giornalista di Annozero, cioè con dieci giorni di stop dal lavoro e dallo stipendio. Ma non per aver detto un «vaffan... rotaia», bensì per aver espresso solidarietà agli operai di Melfi licenziati dalla Fiat. A far la parte del «Masi» (direttore generale Rai) è Mauro Moretti (amministratore delegato di Trenitalia). Moretti-De Angelis è divenuto ormai un vero e proprio duello. Da una parte, l'ingegnere di 58 anni, entrato in Fs con un concorso pubblico, e diventato sindacalista della Cgil nelle Ferrovie durante la gestione Ligato, a guidare l'azienda a cui faceva le pulci. Dall'altra, l'occhialuto macchinista, di 49 anni, delegato alla sicurezza, che proprio non vuole smettere di fare le pulci all'azienda ora guidata da Moretti.

I FATTI - La solidarietà espressa (il 23 agosto scorso) da De Angelis come cittadino-lavoratore nei confronti dei tre operai di Melfi licenziati e reintegrati dal giudice ma non riammessi al proprio posto di lavoro è apparsa su un portale di news e informazione online, UnoNotizie. Questa una delle frasi che ha fatto arrabbiare le Ferrovie: «Anche le Fs, in occasione del mio primo licenziamento nel 2006 hanno tentato di tenermi fuori dall'azienda garantendomi lo stipendio, una scorciatoia antidemocratica ed antisindacale».

LA PRIMA CONTESTAZIONE - Trenitalia contestata: «Del tutto falsa e destituita di ogni fondamento (la frase) perché a differenza di quanto accaduto per i lavoratori Fiat, Lei non è stato destinatario di alcun provvedimento giudiziale di reintegra e la scrivente società non le ha offerto alcun tipo di remunerazione per mantenerLa fuori dall'azienda». De Angelis invece precisa: «Non intendevo fare accuse né denigrazioni nei confronti di chicchessia né, tantomeno, nei confronti di Trenitalia Spa. Risulta pacifico e notorio che codesta ditta abbia avanzato per due volte proposte conciliative. La prima consisteva nella concessione di un trattamento economico sostitutivo del salario, comportante l'implicita rinuncia da parte mia ad agire immediatamente in giudizio». «Nella seconda proposta - scrive De Angelis in una nota - Trenitalia mi diceva che per "concorrere ad individuare una soluzione che consenta al lavoratore comunque di trovare una valida occupazione per il proprio mantenimento e della di lui famiglia, si dichiara disponibile a farsi parte attiva per ottenere l'assunzione ex novo dello stesso presso altra società controllata del Gruppo Fs"». E invece no. L'accostamento della volontà Fiat a quella di Trenitalia ha provocato la contestazione disciplinare delle Fs inviata il 15 settembre scorso (ma pervenuta solo il 4 ottobre). Perché? Perché avrebbe fatto ricorso ad «espressioni non improntate ai canoni di lealtà e chiarezza propri di qualsiasi dichiarazione pubblica» e avrebbe determinato una falsificazione della realtà, provocando «una grave lesione dell'immagine della società».

LA SECONDA CONTESTAZIONE - Trenitalia, dopo l'articolo incriminato, ha condotto ulteriori «accertamenti interni» e ha scoperto un'altra intervista di De Angelis apparsa il 5 luglio sul Tirreno «La seconda frase che ha fatto arrabbiare Trenitalia - giura De Angelis - mi è stata erroneamente attribuita erroneamente dal quotidiano toscano. Un articolo che parlava della strage di Viareggio riportava i dati che avevo detto in un incontro pubblico e cioè le porte killer dei treni avevano causato 21 morti e 26 infortuni. Le cifre però venivano riportate in riferimento a mesi anziché ad anni. Il quotidiano ha subito rettificato il giorno successivo ma non è valso a nulla. Conosco nomi e date di quelle vicende a memoria purtroppo, non avrei potuto sbagliarmi».

LE FS REPLICANO - Niente da fare. Le Fs non si sono fatte impietosire. I dieci giorni di sospensione al macchinista De Angelis rimangono in piedi perché, come scrive l'azienda da noi interpellata, «non hanno nessuna relazione con la legittima solidarietà da lui espressa ai metalmeccanici della Fiat di Melfi. Contrariamente a quanto sostiene De Angelis non vi è neppure alcuna analogia tra la sua vicenda e quella degli operai campani. Non è vero cioè che anche lui avesse avuto una sentenza di reintegra nel posto di lavoro e non è vero che la società lo tenesse fuori corrispondendogli la retribuzione. Non essendovi il presupposto di una sentenza a lui favorevole, non avrebbe avuto alcun senso neppure una proposta di tale genere. Fuori è rimasto, e senza stipendio, fino al momento in cui è stata concordata la conciliazione». Per Trenitalia dunque «il recente provvedimento di sospensione è stato comminato perché in questa occasione e in una precedente, egli ha rilasciato dichiarazioni non veritiere e lesive nei confronti dell'azienda. Che poi sia stato costretto a rettificarle pubblicamente, come nel caso di quelle rilasciate ad un quotidiano toscano sulla pericolosità delle porte dei treni, non fa altro che confermarne la non veridicità e la gravità. Oltretutto, su tale specifica questione, anche la sua rettifica, inviata al giornale soltanto dopo il ricevimento della contestazione disciplinare, contiene dati ancora non veritieri e assolutamente discordanti da quelli reali».

LA DENUNCIA - Queste le due posizioni in campo. Nel frattempo però «Ancora in Marcia!», la rivista dei ferrovieri, parla di intimidazione e accanimento delle Fs. La prova? «I dieci giorni di punizione - denunciano i ferrovieri - sono stati inflitti anche ad un altro macchinista e Rls perché avrebbe fatto dichiarazioni circa i rischi delle gallerie ferroviarie in Puglia». Questo il clima alla vigilia (lunedì 26 ottobre, ndr) del pronunciamento del Tribunale di Roma sul licenziamento di De Angelis del 2008. A quella vicenda si aggiunge ora il nuovo tormentone dei dieci giorni di sospensione.

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