STRADA PARCO I manifestanti spostano il gazebo più avanti Il governatore Chiodi: «Non posso fare nulla»
PESCARA. La protesta contro la filovia arretra di 300 metri e precede l'avanzata del cantiere verso nord. E' durata tre settimane la resistenza dei cittadini davanti alle transenne delle Naiadi. Ieri mattina carabinieri e polizia hanno imposto di sgomberare la strada parco e lasciare il posto agli operai incaricati di portare a termine il tracciato. Nessuno scontro, ma tanta amarezza.
E una ferma convinzione: «La lotta non finisce qui». Lo sgombero del presidio, disposto poco prima delle 8 dalle forze dell'ordine, smorza l'entusiasmo, ma non interrompe la battaglia di centinaia di cittadini che si battono per impedire il passaggio del filobus. La protesta va avanti e il gazebo del coordinamento arretra fino a via Ambrosio Palma. Dopo giorni di calma piatta e l'orgoglio di aver bloccato temporaneamente i lavori con la forza della propria determinazione e l'aiuto di qualche avvocato che è andato a spulciare tra i faldoni della Gtm, il blitz congiunto di carabinieri, polizia, scientifica e Digos è stato accolto come un fulmine a ciel sereno. «Sapevamo che questo momento sarebbe arrivato», sussurrano i manifestanti mentre rimuovono cartelli, sedie e tavolini. Nessuno ha opposto resistenza agli ufficiali che hanno comunicato l'ordine di allontanarsi, pena una denuncia per occupazione abusiva di suolo pubblico e violenza privata. Antonella De Cecco, una delle pasionarie del movimento, prende in mano il megafono e, rivolta agli operai, alza la voce. «Prego, accomodatevi, la strada parco è tutta vostra, massacratela pure». Alle 8.20 arriva in bicicletta il consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, vicino alle posizioni del fronte del no così come Mirko Frattarelli, consigliere di quartiere del Pd, che invoca la presenza di Luigi Albore Mascia. «Un sindaco con gli attributi avrebbe preso di petto la situazione e si sarebbe fiondato ad ascoltare i cittadini e calmare le acque. Trovo deprimente l'enorme ed eccessivo dispiegamento di forze dell'ordine: siamo manifestanti pacifici e chiediamo rispetto». Dal percorso ciclopedonale, la protesta si sposta alla Regione Abruzzo, con un botta e risposta al vetriolo tra il presidente Gianni Chiodi e Loredana Di Paola , che chiede la sospensione dei lavori. La posizione del governatore non si discosta da quella di Mascia e della Gtm. «Non ho alcun potere e la filovia è un problema datato». Intanto, accanto al nuovo presidio di via Palma, già si pensa alle prossime azioni prima su tutte il ricorso alla magistratura per chiarire le incongruenze del progetto esecutivo e dell'appalto. Appare chiaro che la lotta vuole «ribadire il cambiamento delle logiche perverse che regolano la realizzazione delle opere pubbliche».