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Pescara, 20/06/2026
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Data: 19/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Cordoma ritira le dimissioni, dai ribelli appoggio "esterno" Rientra la crisi a un passo dallo scioglimento del consiglio

MONTESILVANO - Il sindaco di Montesilvano resta in carica, e ritira all'ultimo minuto le dimissioni. Si chiude allo scadere del ventesimo giorno una crisi che avrebbe condannato la città a elezioni anticipate e a una lunga paralisi amministrativa, proprio nel momento in cui stanno per partire importanti opere pubbliche, dalle quattro nuove scuole da realizzare in altrettanti quartieri della città (700 mila euro di spesa) alla radicale sistemazione di molte strade, a tanti altri interventi. Crisi lampo che archivia due anni piuttosto tormentati per l'amministrazione di centrodestra, con crisi e rimpasti a ripetizione e qualche inciampo giudiziario di troppo. Il prezzo: in consiglio il sindaco si ritroverà in maggioranza un partito in più, un gruppo composto da Stefania Di Nicola, Adriano Tocco, Paolo Cilli e Vittorio Catone disposto a concedere l'appoggio minimo per l'attuazione del programma. Incerto il profilo identitario dei ribelli. Catone, nipote del nuovo leader Giampiero, sta tentando di traghettarli nelle file dei finiani, con esito per ora negativo. I dissidenti fanno sapere di voler restare nel Pdl, di appoggiare la maggioranza solo sulle scelte programmatiche, quelle preannunciate dal sindaco in campagna elettorale e di decidere di volta in volta sulle altre decisioni che dovessero presentarsi. Un atteggiamento che ricalca, in effetti, quello di Fli.
«Non siamo traditori - chiariscono in una nota i 4 dissidenti -, semmai siamo leali con i cittadini, perchè rispettiamo il programma elettorale. Il sindaco è libero di ritirare le sue dimissioni, ma da noi potrà avere l'appoggio per i soli punti facenti parte del programma elettorale e nulla più. Per il resto saremo liberi di esprimere il nostro dissenso o meno». Come dire che Cordoma da domani in poi si troverà con una maggioranza risicata di 16 voti. Un po' pochi per amministrare con sicurezza. Comunque nella seduta di consiglio di ieri da registrare gli interventi del sindaco sulla bontà dell'abrogazione dell'articolo 26 e dell'assessore Di Giacomo (per aver annullato due accordi di programma il PalaRoma e Villa Delfico a tutto vantaggio dei palazzinari). Al momento del voto, forse per la prima volta in questa legislatura, c'è stata compatezza nel respingere in blocco le osservazioni presentate da 8 cittadini.Compiuto il passo decisivo per l'abrogazione del comma 14 dell'articolo 26, se ora non interverranno intoppi, entro il 30 novembre l'articolo scomparirà definitivamente. «Ma l'iter - sottolinea Odoardi - poteva essere completato già da alcuni mesi» Così per evitare rischi, viene letto un odg con cui il consiglio impegna il sindaco a richiedere alla Regione la proroga dell'efficacia della norma di salvaguardia da tre a cinque anni. E sulla stessa lunghezza d'onda si sono espressi Gianni Bratti e Adriano Chiulli del Pd. Anzi Bratti ha ribadito la validità sociale dell'art.26, se fossero stati effettuati i dovuti controlli sulle vendite. L'amministrazione non li ha fatti, qui la necessità di tornare al voto, accertata l'incapacità di amministrare di questo governo. Contrario all'abrogazione il consigliere Brocchi, che ha bacchettato l'assessore Mimmo Di Giacomo. Assenti il consigliere Cristina Di Giovanni e l'abbandono dell'aula, prima delle votazioni, del consigliere Francesco Maragno (Mvpdl).

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