PESCARA - Pezzo dopo pezzo viene giù il castello futurista, prima Angelo D'Ottavio a Pescara ora Paolo De Marco a Teramo, i fedelissimi di Alfredo Castiglione abbandonano Generazione Italia, è una frana infinita, uno alla volta un po' al giorno come una goccia potente e corrosiva. Lui il capo dei capi, l'uomo che aveva steso il tappeto rosso a Gianfranco Fini a Pescara che per lui era pronto a tutto anche a rinunciare al potere e ai privilegi pidiellini, che per non scontentare nessuno aveva faticato il doppio in un oppoppismo esasperato e generoso diviso com'era tra la fedeltà a Chiodi e l'entusiasmo per il nuovo progetto, lui adesso abbandona baracca e burattini e torna nelle braccia di Berlusconi. No, Catone proprio non lo digerisce: ed è per questo, per l'offesa subita direttamente dal presidente della Camera che lo ha nominato coordinatore che Castiglione domenica sera prende contatto con un parlamentare Pdl in grado di ritessergli i contatti romani: tornerà a casa, la sua avventura futurista è durata meno di una settimana, non lo dice ancora ufficialmente perchè pare brutto e perchè in fondo questa soddisfazione a Catone non gliela vuole dare. Tratta col Pdl a Roma e tratta direttamente con Gianni Chiodi che ieri alla conferenza stampa di presentazione del piano paesaggistico l'ha voluto al suo fianco, e che l'ha coccolato per tutto il tempo. Il doppio binario serve perchè di questi tempi in Abruzzo non si sa cosa può succedere.
Attesa quindi, ancora per poco però. Non risponde al telefono ma messaggia con gli amici Castiglione: «Sto in standby per poki gg», scrive in adolescenziale sintesi, e soddisfatto aggiunge: «Si stanno dimettendo diversi responsabili territoriali di Generazione Italia. Saluti». Tanti saluti a Fini, che ieri mattina per due minuti incontra Emilio Nasuti corso a Roma per lanciare l'esseoesse. Il presidente è in partenza per il Marocco e così Nasuti illustra il caso Abruzzo direttamente a Urso. Giovedì nel corso del direttivo nazionale di Futuro e libertà si tenterà di trovare una mediazione che stia bene a tutti: forse Catone sarà dirottato ad altro incarico e Nasuti verrà investito della corona di coordinatore regionale, ammesso che a Castiglione stia bene. «Io per giovedì me ne so già ito», dice il vicepresidente della Regione al suo ambasciatore a Roma, troppo tardi giovedì, per quella data lui conta di avere già una risposta da Roma, tra poco più di due giorni Castiglione sarà rientrato nel Pdl. La garanzia che cerca l'assessore regionale è una candidatura al Parlamento alle prossime elezioni politiche. Una prospettiva che dentro Fli Catone gli contende, anche se non è per niente scontato che Fini possa candidare in Abruzzo l'ex segretario di Buttiglione. Ci tiene tanto Castiglione, che già una volta rimase scottato, quando Sospiri fu candidato davanti a lui e lui minacciò di passare con l'Mpa e di abbandonare il suo partito. Non lo fece perchè ha un gran cuore, raccontano gli amici che adesso però non gli perdonerebbero una nuova debolezza: «Ci perderesti per sempre la faccia», quindi barra dritta.
Ma in fondo il ritorno nel Pdl, se si concretizzerà, per Castiglione rappresenta un gran sollievo. Per Fini avrebbe dovuto rinunciare alla vice presidenza della Regione, e forse anche alla sua delega in cambio di una più leggera. I rapporti con Chiodi sarebbero stati più difficili da gestire. Alla fine dei conti, si racconta nei corridoi dell'Emiciclo, Catone gli ha fatto un favore. A dividerli il passato ma anche la visione dell'Abruzzo: il parlamentare e direttore del giornale "La Discussione" a testa bassa contro il governo regionale, l'assessore baci e abbracci con Chiodi. No, dentro Fli uno dei due è veramente di troppo.