ROMA - Scende in campo Berlusconi per sbloccare l'impassse sulle tariffe aeroportuali e rilanciare lo sviluppo di Fiumicino. Il governo - dice il premier - riconosce il problema di semplificare ed equiparare le tariffe italiane a quelle europee. Tariffe ferme da 10 anni e decisamente non in linea con quelle, ad esempio, di Parigi e Londra, dove atterrare e decollare costa molto di più. Il presidente del Consiglio promette dunque di sciogliere il nodo visto che il Cipe ha già dato l'ok e manca, di fatto, solo il via libera del Tesoro. Non si capisce se avocherà a sé la decisione finale o se verrà trovata una strada diversa. Di certo l'Enac di Vito Riggio, l'autorità di controllo, ha già quasi concluso l'istruttoria per la Sea, l'aeroporto di Milano, che presto dovrebbe avere il via libera. Per Adr, cioè per lo scalo romano, la situazione è ancora in bilico. L'Enac sta ancora studiando la nuova convenzione che i Benetton hanno proposto. Si lavora sulle regole generali, come la durata della convenzione, che Ponzano Veneto vorrebbe molto lunga, sulla scia di quella di Autostrade. Anche qui però non sembra agevole mettere d'accordo i tecnici del ministero delle Infrastrutture, l'Enac e l'azienda. Sul fronte dell'incremento tariffario invece non ci sarebbero problemi. Serve comunque una accelerazione visto che la nuova convenzione e il contratto di programma devono poi avere l'ok del Tesoro e il timbro finale di Palazzo Chigi. A meno che non si voglia far restare Fiumicino uno scalo di serie B. Una ipotesi assurda, esclusa proprio ieri da Berlusconi. «L'obiettivo - sostiene il premier - è quello di riportare l'Italia tra i leader del settore sia in Europa che nel Mediterraneo». Del resto l'aggiudicazione del masterplan strategico di Roma Fiumicino-Aeroporto Italia alla società inglese Scott Wilson è un passo avanti. E, dice il premier, «conferma gli impegni che il governo ha assunto un anno fa a Villa Madama con il piano di sviluppo unitario degli aeroporti di Roma e di Milano». Sea e Adr hanno messo in cantiere 5 miliardi di investimenti entro il 2020. Ma senza certezze tariffarie tutto resterà sulla carta.