Con un pizzico di delusione sul volto, ma con la forza di andare avanti a difesa della strada parco. Il giorno dopo lo sgombero del presidio con cui per 21 giorni avevano bloccato l'avanzamento del cantiere, i No Filovia arretrano il fronte ma non mollano la battaglia. Con i plaid per vincere il freddo, anche ieri erano sotto il gazebo risistemato all'altezza di via Aspromonte: sanno che non servirà a stoppare i lavori, ma è il simbolo di una lotta che d'ora in avanti si incanalerà nelle vie legali contro un'opera priva di Via, Valutazione di Impatto Ambientale, e nulla osta sulla sicurezza. «A giorni saranno presentati esposti» ha detto Antonella, davanti al gazebo del popolo della Strada Parco al secondo giorno dello sciopero della fame. Nella catena del digiuno ieri è stata la volta di Giuseppe Barnabeo, 81 anni, e di Bruna, rimasti per tutto il giorno senza toccare cibo nei locali vicino Villa Sabucchi. A dar loro sostegno si sono alternate decine di cittadini, in lotta per difendere l'oasi ciclopedonale da un'opera su cui pesano molte ombre. «Non c'è la Via, non ci sono garanzie sul rischio di inquinamento elettromagnetico», dice Graziella Lanci. «Si distrugge la strada parco per un'opera che non ridurrà il traffico: si tratta di meno di 6 chilometri; i semafori agli attraversamenti creeranno code e quindi aumento di smog. Perchè il tavolo tecnico istituito dal Comune non è composto da esperti?», dice il professor Gaetano Michetti, che tra i suoi alunni alla Mazzini ha avuto anche Carlo Masci e anche a lui si rivolge. Ma la protesta dell'associazione Strada Parco è anzitutto contro una politica sorda. E che "costringe" anche ultrasettantenni a scioperare perchè siano rispettati dei diritti: a più di un anno dalla petizione con 1380 firme autenticate, il Comune non si è espresso sulla richiesta di valutare il percorso alternativo su via Caravaggio-via Ferrari che permetterebbe di salvare la strada parco, ma anche di intercettare un maggior numero di passeggeri. Nessuna risposta dal Comune, in barba agli obblighi scritti nel regolamento per la partecipazione democratica dei cittadini. «Qualora le sottoscrizioni siano di numero non inferiore a seicento - si legge all'articolo 28 - il sindaco ne dà comunicazione al Presidente del Consiglio, il quale sottopone la proposta di deliberazione all'esame della commissione consigliare competente». Dalla riunione della commissione, "entro i successivi 60 giorni, il Consiglio Comunale deve discutere la proposta", si legge ancora. Ma così non è stato: i tempi non sono stati rispettati. «Anzi, i lavori sono nel frattempo partiti» dice Mario Sorgentone che aveva presentato la petizione il 30 settembre 2009. Oggi sottoporrà il caso al Prefetto; con lui anche la consigliera Adele Caroli, presidente Commissione comunale Grandi Infrastrutture.