ROMA. La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il ddl lavoro che rafforza la scelta dell'arbitrato nelle controversie, anche derogando da leggi e contratti, riducendo il ruolo dei giudici. A favore il centro destra più l'Udc, che hanno respinto tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione. Il provvedimento, che era stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, era arrivato alla settima lettura parlamentare: è stato approvato con 310 sì e 204 no (Pd-Idv) La Cgil: provvedimento anticostituzionale, pronti allo sciopero generale.
Il provvedimento estende la pratica dell'arbitrato nelle controversie di lavoro e riduce il ruolo del giudice. «E' una legge sbagliata e pericolosa - commenta Fulvio Fammoni, della segreteria confederale della Cgil che ieri ha partecipato al presidio della sua organizzazione in piazza Montecitorio - oltre ad essere palesemente incostituzionale». Per Fammoni si «sovverte il diritto del lavoro italiano nato per difendere i più deboli».
Il dirigente sindacale elenca i punti critici: «Dalla certificazione in deroga ai contratti collettivi nazionali e i vincoli al ruolo del giudice del lavoro, all'arbitrato e alla clausola compromissoria da firmare all'atto dell'assunzione per impedire la possibilità di ricorrere a un giudice in caso di controversie». In pratica l'arbitro sostituirà il giudice ed emetterà sentenza «secondo equità anche in deroga alle leggi e ai contratti nazionali». Elemenri che per la Cgil hanno «evidenti profili di incostituzionalità». Tra le altre decisioni contenute nel provvedimento anche quella che introduce l'apprendistato a 15 anni abbassando la soglia dell'obbligo scolastico.
Piena soddisfazione arriva dal relatore alla legge, il deputato Giuliano Cazzola (Pdl) mentre il ministro Sacconi vuole, sull'onda dell'approvazione del ddl, far approvare «entro un mese» lo Statuto dei lavori. Soddisfatta anche la Cisl. Per Fassina e Damiano del Pd il provvedimento invece «rappresenta un passo indietro per i diritti dei lavoratori». Per il Pdci serve lo sciopero generale.