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Pescara, 20/06/2026
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Data: 21/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Venturoni non molla: voglio la Giunta e il Consiglio. Nuova richiesta di autorizzazione a lasciare l'obbligo di dimora, ma la Procura di Pescara è contraria

PESCARA - Dopo la revoca degli arresti domiciliari firmata dal Gip il 15 ottobre scorso, l'assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni ha, di fatto, lanciato la sua personale sfida alla Procura di Pescara: vuole tornare a fare l'assessore in tutto e per tutto, nonostante nei suoi confronti ci sia ancora la misura dell'obbligo di dimora a Teramo. Finito agli arresti con l'accusa di corruzione, nell'ambito dell'inchiesta sullo scandalo dei rifiuti e in relazione alla realizzazione dell'inceneritore di Teramo, Venturoni non si è mai dimesso, come noto, dalla carica di assessore regionale alla Sanità ed è stato soltanto sospeso, anche da consigliere regionale, perchè questo era quanto previsto dalla legge.
Adesso, però, con la revoca degli arresti domiciliari, è venuta meno anche la sospensione e quindi l'esponente del Pdl, sostenuto sia dal presidente Gianni Chiodi che dal suo partito, che hanno fatto fronte comune in difesa di Venturoni con dichiarazioni veementi nei confronti della magistratura, vuole tornare in pista. Per farlo, però, ha comunque necessità di avere l'autorizzazione del giudice, che a sua volta deve chiedere il parere del pool pescarese che indaga su Rifiutopoli.
Ebbene, come da noi già riferito nell'edizione di ieri del nostro giornale, la prima istanza è stata presentata qualche giorno fa e riguardava la seduta del Consiglio regionale di lunedì scorso, ma il Gip Guido Campli non ha fatto in tempo a decidere, perchè i tempi erano molto ristretti, e comunque aveva fra le mani un durissimo parere negativo dei magistrati del pool (il procuratore Nicola Trifuoggi e i sostituti Anna Rita Mantini e Gennaro Varone).
Ieri, però, i legali di Venturoni sono tornati di nuovo alla carica, ma questa volta per ottenere un'autorizzazione permanente. Avrebbero stilato anche un calendario che coincide con le sedute della Giunta e del Consiglio regionali. Insomma, come se nulla fosse accaduto, come se tutte le pesante accuse fossero campate per aria, Venturoni si appresta a tornare a pieno titolo in Giunta. Ieri il Gip non ha provveduto, perchè non ha ancora il parere dei magistrati che, si presume, non si discosterà molto da quanto scritto qualche giorno fa in relazione alla prima istanza presentata dall'assessore.
Una posizione netta, quella del pool, espressa in dettagliati termini tecnici, che non lascia dubbi sui perchè del no: l'inchiesta, è vero, si avvia verso la chiusura, ma con accuse che i magistrati ritengono blindate da documenti e testimonianze che non lascerebbero molto scampo all'assessore regionale di un settore che, lo ricordiamo, gestisce l'80% abbondante del budget dell'intera Regione: un politico di grande peso, ma con un'accusa di corruzione che grava su di lui, oltre a quella di essere stato il socio di fatto dell'imprenditore delle discariche, Rodolfo Di Zio, che ancora oggi è agli arresti domiciliari.
Per chiudere la prima fase di Rifiutopoli mancano comunque alcuni passaggi, primo fra tutti, in ordine di tempo, l'interrogatorio del senatore Pdl Fabrizio Di Stefano (il 29 ottobre prossimo) indagato di corruzione insieme al collega Paolo Tancredi.

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