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Pescara, 20/06/2026
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Data: 21/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Catone, forse Fini oggi ci ripensa. A rischio la nomina di coordinatore Fli, è in ballo per un altro incarico

Chiodi attende le decisioni dei finiani abruzzesi per mettere mano al rimpasto

L'AQUILA. La bufera tra i finiani in Abruzzo rallenta le operazioni per il rimpasto nella giunta regionale, orfana degli assessori Lanfranco Venturoni e Daniela Stati, coinvolti in due inchieste giudiziarie. La rivolta della base di Generazione Futura è contro la nomina, decisa a Roma, del parlamentare Giampiero Catone al ruolo di coordinatore regionale del comitato costituente di Fli.
Il parlamentare, pescarese di adozione, non eletto in Abruzzo, è uno dei motivi che induce il presidente della giunta Gianni Chiodi a posticipare ogni decisione, «fino a quando il quadro politico non si chiarirà».
Il riferimento è ai problemi sorti in seno alla nutrita colonia dei finiani, che rischia però di assottigliarsi molto. Sotto osservazione, la posizione del vice presidente, Alfredo Castiglione, finiano della prima ora, uno dei tre consiglieri che compongono il gruppo di Fli all'Emiciclo. Castiglione, contrariato per i criteri di nomina di Catone, potrebbe anche decidere di tornare nel Pdl, sbattendo la porta a Fli, dopo pochi giorni di permanenza ufficiale. Per ora è in pausa di riflessione in attesa di notizie da Roma, dov'è arrivata l'eco della rivolta sul conto di Catone.
E dalla capitale, dove oggi è in programma un vertice di Fli, potrebbero arrivare novità clamorose, non esclusa la revoca di Catone. Al quale verrebbe invece affidato un compito nazionale. In ogni caso, se Castiglione facesse marcia indietro tornando alle origini, si aprirebbe un altro fronte legato alla presenza in giunta di un finiano. Ma anche questa rischia di diventare una variabile impazzita, perché solo la effettiva consistenza di Futuro e libertà potrà determinarne il peso politico nella maggioranza e in giunta. «Per ora non possiamo fare valutazioni», spiega Chiodi «perché c'è pericolo di essere smentiti. Io invece voglio fare un intervento complessivo e definitivo», prosegue il presidente che non ha sciolto il dubbio se ci saranno sostituzioni o rimpasto. Sui tempi, le prossime due settimane potrebbero essere decisive, anche se il governatore preferisce non pronunciarsi. «Vorrei redistribuire al più presto le deleghe che ho ereditato», si limita a dire anche in considerazione dei gravosi impegni personali come commissario per la ricostruzione e la sanità. Per ora l'unica cosa chiara è che se non ci sarà rimpasto ma semplici sostituzioni, l'unica a essere rimpiazzata sarà l'ex assessore alla Protezione Civile, Rifiuti e Ambiente, Daniela Stati, costretta a dimettersi per il coinvolgmento nell'inchiesta sugli appalti per la ricostruzione, in particolare su alcune commesse alla società regionale Abruzzo Engineering. Per l'assessore alla Sanità Venturoni, tornato libero anche se con l'obbligo di dimora dopo i domiciliari per il coinvolgimento nell'inchiesta sui rifiuti della procura di Pescara, il ritorno in Giunta è ufficiale, con il posto garantito direttamente da Chiodi per il quale «le conseguenze politiche ci sono solo dopo l'accertamento dei fatti». Anche se per partecipare alle sedute, ci vorrà il permesso dei giudici ai quali Venturoni che non si è mai dimesso, si è già rivolto. Riguardo la Stati che si è sempre professata estranea ai fatti, Chiodi, vista la reazione dei consiglieri aquilani, ha abbandonato il disegno di un ritorno in giunta per non mutare gli equilibri ed evitare che il consigliere, passato dal Pdl al gruppo Misto per denunciare il fatto di essere stato abbandonata dal partito, si trasferisca a Fli. Per bloccare il passaggio, Chiodi ha telefonato alla Stati, che ha attaccato duramente i vertici regionali del Pdl, per impegnarsi entro lunedì scorso ad attivare un contatto con Berlusconi per far dire al premier di non aver mai ricevuto pressioni su Abruzzo Engineering. Cosa non accaduta ancora. A tale proposito, il governatore ha voluto dire solo: «A me farebbe piacere che rimanesse nel Pdl e sto lavorando per questo».

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