TERAMO. La sfida è lanciata. Venturoni chiede la revoca dell'obbligo di dimora. Vuole tornare libero del tutto per partecipare a giunte e consigli regionali senza sottostare al parere della procura di Pescara e alla decisione del gip, Guido Campli. E' una sfida perché, due giorni fa, il giudice gli ha negato il permesso di essere in consiglio regionale all'Aquila. E il no è motivato dalla procura in modo pesantissimo: l'assessore può tornare a commettere reati.
Anche se in giunta e in consiglio, Lanfranco Venturoni, libero da sette giorni, dopo tre settimane di arresti domiciliari per l'inchiesta su Di Zio e sui rifiuti teramani, si occupa solo di sanità e non d'immondizia.
SOLO SANITA'. In altre parole, le ipotesi di corruzione, peculato e abuso, che pesano sull'assessore, non hanno nulla a che vedere con il suo ruolo di amministratore regionale nella squadra di Gianni Chiodi, ma si riferiscono a quando era presidente della Teramo Ambiente, società mista, totalmente teramana che, peraltro, non supera i confini della città dove Venturoni vive.
Eppure la procura gli ha imposto l'obbligo di restare a Teramo, che è anche il luogo dove avrebbe commesso i suoi delitti. E anche se l'ordinanza degli obblighi di dimora gli concede la facoltà di partecipare alla giunta e al consiglio regionale, lui deve comunque chiedere il permesso al giudice che, alla prima occasione buona, due giorni fa, gliel'ha negato, accogliendo il parere del procuratore Nicola Trifuoggi e dei sostituti Varone e Mantini secondo i quali «esistono ancora esigenze cautelari», cioè Venturoni può ricommettere reati dello stesso tipo. La risposta negativa all'istanza dell'assessore per di più sa di beffa per Venturoni: è arrivata martedì, fuori tempo massimo, a consiglio regionale già cominciato.
E' SOTTO CONTROLLO. Tirando le somme ci si rende conto che procura e gip di Pescara, pur non avendo applicato misure interdittive all'assessore, e nonostante che la legge 55 del 1990 non preveda sospensioni dagli incarichi in giunta e da consigliere per chi è sottoposto agli obblighi di dimora, controllano l'attività pubblica di Venturoni.
Ma la difesa dell'assessore non ci sta, e oggi deposita una maxi-richiesta allo stesso gip.
LA SFIDA. Così com'è impostata, la misura che obbliga Venturoni a rimanere a Teramo è «strumentale a impedire la sua funzione pubblica». E' in sintesi questo il passaggio chiave della nuova istanza preparata dagli avvocati teramani Guglielmo Marconi e Lino Nisii che chiedono, innanzitutto, di revocare gli obblighi di dimora. E se ciò non dovesse accadere, chiedono di concedere, senza ostacoli, i permessi per tutte le giunte e i consigli regionali che si svolgeranno da adesso in poi. E definiscono gli obblighi di dimora «una misura sovradimensionata alla situazione attuale» per reati «che non riguardano l'assessorato alla Sanità».
E' la risposta immediata della difesa al no arrivato martedì fuori tempo massimo per partecipare al consiglio regionale all'Aquila. Gli avvocati, peraltro, non nascondono la prossima mossa della propria strategia: un ricorso al tribunale del riesame, a un giudice terzo che decida se l'inchiesta sui rifiuti e sul cosiddetto «modello Teramo» può sconfinare, o no, anche nell'attività amministrativa della giunta Chiodi.