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Pescara, 20/06/2026
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Data: 21/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Marchionne e Bonanni due abruzzesi che rompono le regole

La regione ha davanti a sé la sfida della competitività Solo con infrastrutture e riforme si aggancia la crescita. Le imprese chiedono meno burocrazia e tasse più basse

Dove va l'economia abruzzese? Su quali strade si incammina questa strana regione anfibia, con i piedi piantati a sud e con la testa persa nei progetti di un nord perennemente inseguito? Il primo decennio del XXI secolo si chiude per l'Abruzzo con le ferite ancora aperte del terremoto del 6 aprile 2009, con le speranze di una ricostruzione difficile ma non infinita, e con il resto della regione che spera di agganciare una ripresa che si annuncia timida e debole, dove a spingere deve essere più la fiducia degli imprenditori che il conto economico delle imprese.
Questa è il primo di tre speciali dedicati all'economia abruzzese. Uno sguardo sganciato dalla cronaca, attento alle realtà produttive, ai numeri, alle tendenze, alle storie imprenditoriali. E' uno sguardo lanciato al bicchiere mezzo pieno di questi mesi post-crisi, all'ottimismo della volontà che spinge due abruzzesi come l'ad Fiat Sergio Marchionne e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni a stringere una strana alleanza nel segno di un mondo che chiede nuove regole nelle relazioni sindacali e una diversa distribuzione dei pesi tra diritti e doveri dei lavoratori. Un discorso che tocca nel vivo l'Abruzzo, dove in Val di Sangro opera il più grande degli stabilimenti del gruppo Fiat, la Sevel con i suoi seimila addetti, e dove il tessuto produttivo è tra i più industrializzati d'Italia, più di certe regioni industrializzate del Nord.
E' per questo che l'esito della sfida lanciata da Marchionne e Bonanni ha un'importanza decisiva per la nostra regione. Dove ogni segno di ripresa deve fare i conti con ritardi strutturali pesanti: dalle infrastrutture, prime fra tutte le ferrovie, alla pubblica amministrazione, il cui peso in termini di burocrazia costa tempo e soldi alle imprese, aumentando il gap competitivo rispetto a regioni vicine come Le Marche o la Puglia. A questo gap va aggiunto il peso delle addizionali Irpef e Irap che rendono più costosa la vita a famiglie e aziende. Questi sono gap che è compito dell'istituzione Regione rimuovere. La giunta regionale guidata da Gianni Chiodi ha ereditato una situazione pesante (al netto del terremoto): una regione indebitata per 4 miliardi con un sistema sanitario che produce deficit su deficit. L'esecutivo, tra le altre cose, ha messo in campo un piano di rientro della sanità che in parte prende le mosse da quello del centrosinistra, un master plan di interventi per la ripresa produttiva, e proprio ieri ha presentato alle forze sociali una riforma dei consorzi industriali di cui si parla da anni. Da questi due ultimi argomenti prende le mosse questo speciale, sperando che porti fortuna all'azione di governo e all'Abruzzo.

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