PESCARA - Dal luogo-simbolo della "cacciata" dei precari parte il movimento che mette insieme i lavoratori in-stabili della pubblica amministrazione. Nel Palazzo della Provincia di Pescara, da cui meno di un mese fa sono fuoriusciti 66 lavoratori, si è svolta ieri l'assemblea promossa dalla Fp Cgil per puntellare la nascita del coordinamento regionale dei precari del pubblico impiego. Abruzzo apripista: l'onda, passando per le altre regioni, approderà alla costituzione di un coordinamento nazionale precari Fp Cgil. L'obiettivo è unire le forze di storie diverse ma accomunate da un destino di incertezza: insieme, per contare di più di fronte al rischio di un'emorragia che potrebbe scattare già a fine anno. Potrebbero essere un migliaio gli espulsi tra Regione, Province, Comuni, Asl. «Non possiamo perdere tempo, siamo agli sgoccioli -ha detto Carmine Ranieri, Fp Abruzzo- Alla Regione i primi contratti scadranno a metà novembre. E' un'emergenza che riguarda i lavoratori precari, con alle spalle tanti anni di lavoro, ma che colpisce pure la qualità dei servizi pubblici erogati». A indicare le strade su cui muoversi c'era ieri il segretario nazionale Fp Cgil, Fabrizio Fratini: «Il primo obiettivo è non far fuoriuscire i precari entro il 31 dicembre, attraverso proroghe dei contratti. Nel frattempo occorre avviare accordi di stabilizzazione». Già fuoriusciti 66 precari della Provincia di Pescara, in barba a un accordo sottoscritto nel 2008 e anche dopo nove anni di lavoro: per loro la battaglia proseguirà sulle vie legali. Ma le spine del precariato, che svilisce professionalità e servizi, non sono un'eccezione pescarese. «La Provincia di Teramo ha costituito una società in house, in cui sono stati applicati contratti del commercio -dice Monia Pecorale, Fp Teramo- : ingnegneri inquadrati come capomacellai; avvocati come aiuto vetrinisti». «A dicembre 2009 sono stati mandati a casa i primi venti precari -racconta Nicola, Rsu Provincia di Chieti-, a dicembre prossimo altri 60, con prevedibile paralisi dei servizi: potremmo non avere chi spargerà il sale sulle strade, chi porterà i mezzi spazzaneve». Anni a rincorrere il posto fisso, a lavorare e formarsi per poi perdere tutto. «Dal 2001 abbiamo superato quattro prove selettive pubbliche, abbiamo lavorato per l'ente e seguito corsi di formazione costati soldi pubblici. Tutto è finito un mese fa, quando anzichè rispettare l'accordo di stabilizzazione siamo stati mandati via», ha raccontato con le lacrime agli occhi Ludovica, una dei 66 precari della Provincia di Pescara.