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Pescara, 14/08/2020
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Data: 22/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'allarme della Cgil: dopo la sanità tocca ai trasporti. Di Cesare: «Perderemo 500 posti di lavoro» Pil a picco in cinque anni. La regione scivola a sud (Guarda il servizio)

Costruire una vertenza-Abruzzo, per far ripartire la macchina dell'economia. E per far recuperare posizioni a un territorio ripiombato nel Mezzogiorno. E' l'invito che lancia con forza il numero uno della Cgil, Gianni Di Cesare, all'indirizzo della Regione. Dopo l'avvio di discussione sul Dpefr, il documento di programmazione economica e finanziaria che puntellerà i bilanci regionali per gli anni 2011-2013, la Cgil suona la sveglia. «La discussione con la Regione sul Dpefr è iniziata il 13 ottobre - spiega Di Cesare -: i documenti, illustrati dai dirigenti perchè la Giunta era assente, presentano la crisi abruzzese come una crisi congiunturale, che qui avrebbe avuto ripercussioni maggiori solo perchè c'è stato il terremoto». Non è così secondo la Cgil, che traccia il quadro di un Abruzzo stretto in una crisi strutturale che l'annus horribilis avrebbe solo fatto deflagrare. Da qui, dicendosi tutto, bisogna ripartire per invertire la rotta. «Tra il 2003 e il 2009, il Pil è stato di segno negativo per 5 anni - dice Di Cesare -: -1,4% nel 2003; -2,3% nel 2004; +2% nel 2005; +2,5% nel 2006; -1,6% nel 2007; -1,1% nel 2008; -6,9% nel 2009. Siamo in una depressione economica, siamo riprecipitati nel Sud». Una crisi che fa ancora sentire i suoi effetti. «Tra il 2009 e il 2010 abbiamo perso 30mila occupati - precisa Di Cesare -; a settembre le ore di cassa integrazione sono aumentate anche rispetto al 2009, con un'impennata della cassa in deroga e di quella straordinaria». Intervenire con forza, di fronte a un'emergenza scritta nei dati. «Ci si trincera dietro l'idea che nel 2010 si è riavviato il processo di sviluppo. Non è così - attacca Di Cesare -; non siamo in presenza di una macchina a cui va cambiata la batteria esaurita: la macchina si è rotta».
Sotto la lente d'ingrandimento, il Dpefr. «Nel documento non ci sono indirizzi sui processi chiave dell'Abruzzo: la ricostruzione e il rientro sanitario, affidati a una gestione commissariale», dice Di Cesare, che alza anche i veli sui problemi di risorse: «Ai 2,7 miliardi di euro di entrate corrispondono uscite per sole 5 voci: l'87% per la sanità, rimborsi per debito, enti, personale, trasporti».
TRASPORTI Qui sono previsti 85milioni di euro, con un taglio di quasi 60milioni. «Significa che nei trasporti perderemo 500 posti di lavoro», avverte.
Aprire una discussione sulle spine della sanità e sulle sfide del federalismo. «Con queste entrate, la Regione non può fare nulla, è destinata a scomparire - dice Di Cesare -, tanto più che sui Fas e Masterplan c'è incertezza». Allora, l'invito alla Regione è a aprire una vertenza-Abruzzo con governo ed Europa. «Il presidente Chiodi deve svolgere un ruolo politico, non tecnico», dice Di Cesare. La strategia è in 6 punti. «Ricontrattare il debito pubblico; chiedere una legge sulla ricostruzione e lo sviluppo nelle aree del terremoto; arrivare a una programmazione e a un piano operativo triennale; chiedere interventi specifici per l'Abruzzo sulla fiscalità; fare serie politiche industriali; elaborare un piano del lavoro, sostenendo i settori ad alta intensità di occupazione: scuola, energie rinnovabili, sociale», ha snocciolato Di Cesare. Ma la Cgil apre il confronto. Oggi con Confindustria e artigiani. «Bisogna confrontarsi anche con i partiti del consiglio regionale, per dotare l'Abruzzo di una finanziaria che sia minimamente accettabile».

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