Le proposte del governo non convincono Pd e finiani: demagogia
ROMA. Scetticismo, caute aperture e critiche, dall'opposizione e da ambienti del centro destra, alla riforma fiscale annunciata dal governo. «Tremonti farebbe bene ad avere più coraggio sulle possibilità di recupero dell'evasione fiscale» chiede Raffaele Bonanni. Il leader della Cisl avverte che la riforma «non si fa tra quattro amici al bar: si fa con tutti e anche con l'opposizione». Il tavolo tra governo e parti sociali di mercoledì è stato solo «un incontro di impostazione che però ancora non fa chiarezza sulle vere intenzioni del governo» avverte Guglielmo Epifani, segretario della Cgil. Preoccupazione condivisa dal Pd che, con il responsabile economico Stefano Fassina, attacca Tremonti, definito «amico di rentiers e dei grandi evasori condonati a prezzo di saldo con lo scudo fiscale». E arriva anche il fuoco amico con il finiano Mario Baldassarri che prende le distanze dal governo: solo slogan e puro masochismo, commenta.
Il sindacato procede unito, almeno sulla questione della tassazione dei grandi patrimoni. Si tratta, insiste ancora Bonanni, «di uno dei punti fondamentali», vale a dire «abbassare le tasse alle grandi imprese attraverso la tassazione delle rendite finanziarie e dei grandi patrimioni perchè ad oggi le rendite sono tassate al 12,5% e invece gli investimenti delle imprese hanno una tassazione al 33%». E' un cavallo di battaglia anche della Cgil che, con Epifani, chiede di «ridurre il carico fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni, scaricando su altre fonti di reddito la ricerca di risorse necessarie». E ItaliaFutura, l'associazione di Montezemolo, chiede di «spostare il carico fiscale dal lavoro e dalla produzione alle rendite, sostenere famiglie e giovani».
Le parti sociali torneranno ad incontrare il governo tra tre giorni per tentare dei passi in avanti nel delineare i controni della riforma. Che l'esecutivo intende legata alla famiglia, senza impegnare il portenziale gettito che potrebbe arrivare dall'evasione fiscale e non toccando la tassazione dei Bot. Ma per il Pd il governo «sprezzante del ridicolo porterà nel migliore e più improbabile degli scenari ad una legge delega alla fine della legislatura. Da agitare, come i vuoti decreti sul federalismo fiscale, in campagna elettorale» denuncia Stefano Fassina. E il finiano Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze del Senato spiega che «se si parla di riforma fiscale con slogan come dal centro alla periferia, dal complesso al semplice, dalle persone alle cose, a me viene l'orticaria». Per l'esponente di Fli si tratta di «pura demagogia». Apre invece al governo ItaliaFutura, l'associazione di Luca di Montezemolo: «Se sono rose fioriranno». L'associazione ritiene «quello compiuto dal governo un passo avanti che, seppur ancora incerto, sarà fondamentale per valutarne l'operato». Ma serve comunque «concretezza e rapidità».